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Aurora: originalità e artigianato nell’innovazione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1919 a Torino, l’Aurora ha conservato nel tempo il profilo d’impresa impegnata a costruire un prodotto antico come la penna - e altri strumenti per la scrittura - intrecciando alto artigianato e innovazione. E mantenendo in Italia il progetto e la realizzazione di oggetti diventati alfieri del made in Italy in tutto il mondo. Un percorso lungo e complesso, guidato dai vari protagonisti imprenditoriali del passato e del presente di Aurora: Isaia Levi, Giovanni Enriques, Franco e Cesare Verona, attraverso le trasformazioni sociali e culturali del Novecento e del Duemila.

L’Aurora di Cesare Verona

Cesare Verona, laurea in Economia a Torino, ha maturato prime esperienze di lavoro in Olivetti e nel gruppo Colaninno, oltre che in aziende di prodotti per ufficio in comproprietà con Olivetti, ristrutturate e cedute, fino al primo incarico in Aurora, distaccato a Milano come assistente direzione marketing.

Lo attende un percorso ventennale  - che lo porta alla guida dell’Aurora fino alla sua proprietà - per nulla facile ma soprattutto segnato da una duplice sfida, verso l’esterno, con le dinamiche innescate dalla globalizzazione, e verso l’interno, in un contesto aziendale intriso di  resistenze alle urgenti innovazioni richieste dai processi d’internazionalizzazione in cui l’Aurora deve inserirsi attivamente, se vuole evitare un rapido declino fino alla scomparsa.

Il giovane Cesare ritiene essenziale portare l’azienda e i suoi prodotti sui mercati esteri a livello globale spostandone il baricentro, ancora troppo rivolto al mercato interno, ma fa presto a comprendere come sia necessario un profondo mutamento di mentalità che non può non realizzarsi attraverso l’inserimento di risorse umane nuove, giovani, attrezzate a misurarsi con scenari e mercati inediti, differenziati anche sul versante culturale.

Non a caso, agli inizi, punta a occuparsi di marketing ed export, di internazionalizzazione, ma nell’immediato le sue attese vengono frustrate. L’establishment aziendale fa resistenza, lo stesso Franco, inizialmente restìo a recepire le istanze del figlio, deve intervenire sul management per fare strada a Cesare, che, con il tempo e alla luce dei risultati conseguiti, ottiene la guida del settore commerciale, mentre la parte tecnica, lo sviluppo dei prodotti, la parte finanziaria rimangono nelle mani del padre.

Il passaggio di poteri avviene dunque gradualmente, nel primo decennio del Duemila, fino a che Franco Verona lascia anche la parte finanziaria, l’ultima a entrare nella competenza di Cesare, nominato direttore generale nel 2003 e amministratore delegato nel 2011, quando Franco lascia le cariche operative per la presidenza onoraria e Cesare diventa l’unico proprietario acquisendo le rimanenti azioni in mano ai famigliari.

A questo punto sia l’Aurora Uno (in cui si è fusa l’Aurora spa nel 1988) diventata holding di famiglia, sia l’Aurora srl (già Aurora Due, costituita nel 1980) con 5,8 milioni di euro di capitale versato, sono guidate da Cesare Verona.

Nell’arco di un ventennio, tra gli anni Novanta del Novecento e gli anni Dieci del Duemila, l’Aurora ribalta le direttrici di mercato dei suoi prodotti: l’Italia passa infatti dal 97 al 49 per cento, mentre l’export sale dal 3 al 51 per cento (di cui il 20 per cento in Europa, il 30 nelle Americhe, il 50 nel Medio ed Estremo Oriente) con un buon bilanciamento tra le diverse aree che permette di destagionalizzare produzione e vendite.

Sono risultati, questi, frutto anche dell’intervento imprenditoriale e manageriale di Cesare Verona, che si sviluppa secondo due linee: da un lato l’impegno a sostenere il fatturato, ad allargare e diversificare i mercati, ad aumentare la penetrazione dei prodotti; dall’altro l’attenzione continua e puntuale ad affinare e modernizzare l’organizzazione (flussi, processi, lay out, informatica). In un’adesione sempre più totale al mercato, che si estende alle produzioni per le grandi firme internazionali, come Cartier, Yves Saint Laurent, Givenchy.

Con un’impresa ridefinita a livello di corporate governance, tramite l’inserimento di indipendenti esterni alla famiglia, certificata, ringiovanita a ogni livello, forte di collaboratori ad alta professionalità, solida nelle risorse finanziarie, Verona vince la sfida di far convivere l’alto artigianato con l’innovazione di processo, per continuare a costruire un prodotto antico, come la penna, interamente progettato e realizzato in Italia.

E con il logo originario dell’Aurora del 1919, depositato nuovamente e quindi inserito nelle penne dell’Aurora di oggi, a conferma di una sensibilità per la storia e la memoria d’impresa destinata a innervare anche il museo aziendale.