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Aurora: originalità e artigianato nell’innovazione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1919 a Torino, l’Aurora ha conservato nel tempo il profilo d’impresa impegnata a costruire un prodotto antico come la penna - e altri strumenti per la scrittura - intrecciando alto artigianato e innovazione. E mantenendo in Italia il progetto e la realizzazione di oggetti diventati alfieri del made in Italy in tutto il mondo. Un percorso lungo e complesso, guidato dai vari protagonisti imprenditoriali del passato e del presente di Aurora: Isaia Levi, Giovanni Enriques, Franco e Cesare Verona, attraverso le trasformazioni sociali e culturali del Novecento e del Duemila.

L’Aurora di Franco Verona

Franco Verona, dopo alcuni anni di esperienza in Aurora con particolare impegno nell’ambito commerciale, utilizzando risorse famigliari acquisisce la maggioranza della società, allora in perdita, da Enriques, che rimane socio di minoranza con il 30 per cento delle azioni.

Siamo nei primi anni Sessanta.

Nel 1961 Enriques si dimette da amministratore delegato e Verona, che è membro del consiglio di amministrazione, entra nel nuovo comitato esecutivo a fianco di Torchi e Cillario. Nel 1963 diventa direttore generale, nel 1971 anche vice presidente a fianco del presidente Enriques, nel 1973 amministratore delegato.

L’azione imprenditoriale e manageriale di Franco Verona nell’Aurora si sviluppa attraverso interventi pragmatici ma efficaci che consentono all’impresa un discreto recupero già nei difficili anni Sessanta.

Verona percepisce che la linea seguita fino ad allora, di puntare su un unico modello di successo, la 88, seppur prodotto in alcune varianti, non produce risultati significativi, e quindi fa realizzare nuovi modelli di penne stilografiche per rilanciare l’Aurora.

Nel 1963 esce la 98, disegnata da Albe Steiner, seguita nel 1965 dall’Auretta, una penna economica prodotta in plastica dai colori vivaci e rivolta soprattutto agli studenti, che ottiene un grande successo.

Inoltre Verona cura con attenzione anche le edizioni numerate di penne e le penne da regalo per le occasioni tradizionali, come comunioni e cresime, sfruttando la legislazione italiana che consente la definizione di oro massiccio anche per l’oro a bassi carati, usato in particolare per queste penne da regalo, prodotte quindi a costi più bassi ma senza intaccarne l’immagine prestigiosa e accattivante. Intanto avvia anche la produzione di penne a sfera, destinate a una crescente diffusione, seguite dalle penne roller.

Il rinnovamento della gamma dei prodotti si accompagna a una revisione del sistema di vendita, trasformando gli agenti produttivi in dipendenti diretti dell’impresa con il risultato di far crescere le vendite e ridurre i costi nel tempo.

Mentre l’Aurora recupera così redditività e torna in attivo, ma non è ancora sulla strada di una ripresa davvero decisiva, a fine anni Sessanta Franco Verona rilancia la collaborazione con i designer, intrecciandone le idee creative con le capacità tecniche e meccaniche sempre ben radicate in azienda e con un uso innovativo della pubblicità, tramite consulenti di livello come lo Studio Barale.

Il primo, importante passo in questa direzione è diretto a Marco Zanuso, tra i padri fondatori del design industriale italiano, che disegna per Aurora due penne destinate a collocarsi tra le icone contemporanee non solo degli strumenti per la scrittura ma del made in Italy nel mondo.

Sono una stilografica, la cilindrica Hastil, del 1970, e una penna a sfera, la piatta Thesi del 1974, ambedue esposte al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, caso unico al mondo per un’azienda di prodotti per la scrittura.

Hastil e Thesi, di non facile progettazione e costruzione, raggiungono un grande successo internazionale anche d’immagine per la casa torinese, che mantiene nel tempo una stretta collaborazione con altri designer di prestigio come Giorgetto Giugiaro per i modelli Design (1970) e Kona (1980) e Giampiero Maria Bodino per Ipsilon (1993), Talentum (2000) e Leonardo da Vinci (2002).

In un’azienda largamente autofinanziata e forte della collaborazione fattiva dei dipendenti, l’incremento della produzione e una gestione finanziaria e amministrativa accorta - via via aggiornata in quanto a meccanizzazione e automazione - permettono risultati di bilancio a lungo positivi per l’Aurora in crescita.

Almeno fino agli anni Ottanta, quando si verifica un certo rallentamento.

E alla fine degli Ottanta entra la seconda generazione dei Verona nella società, con il figlio di Franco, Cesare, allora meno che trentenne.