Aurora

Imprese Longeve

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Aurora: originalità e artigianato nell’innovazione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1919 a Torino, l’Aurora ha conservato nel tempo il profilo d’impresa impegnata a costruire un prodotto antico come la penna - e altri strumenti per la scrittura - intrecciando alto artigianato e innovazione. E mantenendo in Italia il progetto e la realizzazione di oggetti diventati alfieri del made in Italy in tutto il mondo. Un percorso lungo e complesso, guidato dai vari protagonisti imprenditoriali del passato e del presente di Aurora: Isaia Levi, Giovanni Enriques, Franco e Cesare Verona, attraverso le trasformazioni sociali e culturali del Novecento e del Duemila.

L’Aurora di Giovanni Enriques

Con la fine della guerra, finisce la stagione di Isaia Levi e se ne apre un’altra, legata alla figura di Giovanni Enriques, nipote di Isaia, in quanto figlio di Luisa Coen, sorella della moglie di Levi, Nella, e di Federigo Enriques, matematico e filosofo di fama internazionale.

Giovanni Enriques, nato a Bologna nel 1905, ingegnere, è una personalità di rilievo nel panorama imprenditoriale e culturale italiano. Amico dei giovani fisici di via Panisperna (Rasetti, Segrè, Amaldi, Fermi), entrato alla Olivetti nel 1930, vi ricopre ruoli diversi per arrivare alla Direzione dell’Ufficio esteri e alla Direzione generale fino al 1953. Qualche anno prima, nel 1948, diviene presidente e leader della Zanichelli, ereditata dallo zio, che gli cede anche la Sapem, rimasta così nell’ambito di quella rete di relazioni famigliari e amicali di matrice ebraica che l’ha distinta fin dai primi passi.

Enriques entra nel consiglio di amministrazione di Sapem nel 1945 e ne sottoscrive l’aumento di capitale a 12 milioni, diventandone azionista di maggioranza a fine 1946 e amministratore delegato nel 1948, quando l’impresa recupera, seppur parzialmente, la ragione sociale d’origine, diventando Aurora-Società per azioni.

Gli anni della ricostruzione sono segnati da una penna, lanciata nel 1947, tra le più famose e note dell’Aurora, il modello 88, disegnato da Marcello Nizzoli, noto pittore, architetto, pubblicitario, designer, e collaboratore di alto livello della Olivetti, per la quale realizza, tra l’altro, la Lettera 22.

Sorretta da un’attenta e intensa campagna pubblicitaria e da un sistema di vendita riorganizzato, la 88, più avanzata della concorrente 51 di Parker cui si richiama, dopo alcune difficoltà iniziali registra un grande successo in Italia e all’estero, sui mercati europei e americani.

È la conferma, nell’immediato, delle previsioni e della bontà dei programmi, basati sulla produzione di un unico modello, seppur con cappucci di diverso materiale e valore, affiancato da una gamma di nuove produzioni di carattere complementare (inchiostri, carta da lettere, matite).

Il successo della 88 richiede all’impresa un affinamento gestionale ma anche un irrobustimento finanziario in termini di liquidità, affrontato nel 1948 con un’emissione obbligazionaria di 12 milioni, pari al capitale sociale, portato a 48 milioni nel 1953 e a 120 nel 1955.

Nel 1954-1955, dopo il continuo, graduale sviluppo sia della produzione che del giro di affari avviato nel 1945, l’Aurora registra una battuta di arresto. Mentre cala l’interesse del pubblico per la 88, ormai vecchia di sette anni e inizia la diffusione della penna a sfera, stenta ad affermarsi la nuova Duo Cart, una penna economica con caricamento a cartuccia, in realtà due cartucce per evitare di trovarsi senza inchiostro, realizzate in polietilene su progetto di Giulio Natta, premio Nobel per la chimica, e la cui produzione in serie ha posto problemi tecnici risolti tramite lunghi studi e ripetute prove. La Duo Cart segue la 888, una sorta di versione a cartuccia della 88.

Inoltre Enriques avvia anche una piccola casa editrice, l’Editoriale Aurora Zanichelli, partecipata per ¾ dalla Sapem-Aurora e per ¼ dalla Zanichelli, che pubblica, tra l’altro, un’enciclopedia, AZ Panorama, operando dal 1952 al 1960.

Nel 1958 entra in azienda Franco Verona, un giovane ingegnere, nato a Torino nel 1930.

Franco, figlio di Giorgio, anch’egli ingegnere, e nipote di Cesare Verona, rappresentante per la Remington in Italia e costruttore a sua volta di macchine da scrivere, per effetto delle leggi razziali emigra in Argentina nel 1938, dove si laurea e lavora come il padre alla Remington, per tornare in Italia negli anni Cinquanta a frequentare i corsi dell‘Ipsoa (Istituto postuniversitario per lo studio dell’organizzazione aziendale) già presieduto da Giovanni Enriques, che ben conosce la famiglia Verona - soprattutto Cesare, molto stimato - e propone a Franco di entrare all’Aurora.

In un momento non facile per l’azienda, Enriques, molto impegnato in altre attività e quindi senza poter coordinare efficacemente l’impresa, che si avvale di dirigenti e collaboratori come Torchi, Guainai, Ramella, Fubini, Perotti, Mandelli, vede in Franco Verona un giovane di qualità da utilizzare come manager, ma forse anche un possibile socio, in nome della storia imprenditoriale dei Verona e della comune appartenenza alla rete di relazioni che lega uomini e famiglie del mondo imprenditoriale, finanziario, professionale ebraico (come Levi, Olivetti, Enriques, Ottolenghi, Coen, Verona, tra gli altri).