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Bertone: la creatività nel disegnare, progettare, costruire automobili

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1912, Bertone è un’impresa centenaria, caso raro nel settore. Da Giovanni a Nuccio fino a Lilli Bertone, la sua storia ha segnato le tappe fondamentali del car design italiano e internazionale all’insegna di una creatività tanto forte da plasmare l’immaginario collettivo con modelli entrati nella galleria del made in Italy. Ma anche - e a lungo - un costruttore di vetture di nicchia su scala industriale. Fino al rilancio come azienda di servizi a ciclo completo nel settore dell’automotive, del transportation, dell’industrial design.

La grande trasformazione industriale

Negli anni Settanta Bertone subisce meno di altre aziende la crisi energetica che si abbatte sul mercato automobilistico, e, pur tra molti ostacoli, i modelli e la produzione non si arrestano, evitando il ricorso alla cassa integrazione diffusa nel settore.

Alcuni di questi modelli affiancano altri nella galleria delle auto più famose del Novecento, dalla Countach Lamborghini alla Lancia Stratos Zero, prototipo di una versione diventata grande protagonista delle gare di rallies, alla X 1/9  - con motore centrale, prima volta per una Fiat, e  struttura a telaio portante concepita ad hoc. La Fiat X 1/9 viene lanciata nel 1972 e prodotta in 160 000 pezzi e varie versioni fino al 1988. Ma anche le piccole Audi 50 e Mini 90/120 per Innocenti sono tra i prodotti degli anni Settanta.

Sempre nel 1972, quando muore Giovanni Bertone, il fondatore, si inaugura il nuovo, avanzato Centro stile di Caprie, in Val di Susa, dove lavorano 140 tra disegnatori, progettisti e tecnici. Un investimento importante per le risorse dell’azienda di Grugliasco e al tempo stesso una conferma della lungimiranza imprenditoriale di Nuccio, pronto a cogliere tempestivamente la trasformazione nel ruolo del carrozziere, ovvero la sua crescente molteplicità di funzioni e competenze - ingegneristiche, chimiche, progettuali - anche alla luce di una normativa destinata a complicarsi ed affinarsi.

La rottura dell’intesa con Gandini, affiancato da Marc Deschamps, non produce forti difficoltà e i rapporti con alcune grandi case rimangono buoni tra gli anni Settanta e Ottanta, come con Volvo (per i modelli 264 e 262, poi, nel 1985, la 780), Fiat (Ritmo Cabrio e 131 Rally), Citroen (BX e XM), Alfa Romeo (la 90), Opel (Kadett Cabrio), Skoda (Favorit), Daihatsu (fuoristrada Feroza).

Del resto, continua l’urgente necessità di modelli da progettare e costruire per conto delle grandi case in volumi tali da saturare gli impianti di un’impresa con quasi 2 000 dipendenti a metà anni Ottanta e una capacità produttiva di circa 25 000 pezzi all’anno. Ovvero numeri elevati se riferiti alle vetture di nicchia, utili ai grandi produttori non tanto per i profitti diretti quanto come icone promozionali per le auto di larga serie.

A questo punto, e ormai da qualche anno, la Bertone è diventata un costruttore di automobili a ciclo di produzione completo, dal progetto all’assemblaggio della scocca, al montaggio degli organi meccanici, alla verniciatura e allestimento fino al collaudo finale secondo le procedure e gli standard delle imprese committenti.

Senza che vengano tralasciati i prototipi (Genesis, Nivola, Emotion), sempre essenziali per le soluzioni estetiche e costruttive trasferibili nella produzione in serie e al fine di mantenere viva l’attenzione verso la casa torinese, foriera di buoni contratti, anche di nuova impostazione, come quello con Volvo per la 780 Coupè, basato sulla ripartizione a metà di costi e profitti.

Con gli anni Novanta, mentre continuano le realizzazioni per Citroen (ZX, Xantia, Berlingo), Fiat (Punto Cabrio) e Opel (Astra Coupè poi anche Cabrio) ma inoltre fuoristrada (Freeclimber), motocicli (la C1 per BMW) e autocarri (Scania), Bertone accentua la sperimentazione di tecnologie innovative. In particolare progetta e costruisce veicoli a basso impianto ambientale ed energia elettrica, quali Blitz e ZER (record mondiale di velocità per la categoria), ricchi di soluzioni all’avanguardia, peraltro rifiutate dalla conformista industria dell’auto italiana. Né mancano i sempre creativi e ammirati prototipi marcianti (Karisma, Kayak, Slalom, Enduro 4x4).

A metà dei Novanta le strutture produttive sono raddoppiate a Grugliasco, l’impiantistica è stata rinnovata e nel 1995 la Bertone consegue, primo costruttore italiano di automobili, la certificazione ISO 9001 che ne attesta la qualità del prodotto e dell’intero processo costruttivo.

Due anni dopo, il 26 febbraio 1997, Nuccio Bertone, «maestro dello stile italiano nel mondo», si spegne.