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Bertone: la creatività nel disegnare, progettare, costruire automobili

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nata nel 1912, Bertone è un’impresa centenaria, caso raro nel settore. Da Giovanni a Nuccio fino a Lilli Bertone, la sua storia ha segnato le tappe fondamentali del car design italiano e internazionale all’insegna di una creatività tanto forte da plasmare l’immaginario collettivo con modelli entrati nella galleria del made in Italy. Ma anche - e a lungo - un costruttore di vetture di nicchia su scala industriale. Fino al rilancio come azienda di servizi a ciclo completo nel settore dell’automotive, del transportation, dell’industrial design.

Nuccio Bertone: da carrozziere a costruttore di successo

Alla fine della guerra, negli anni della Ricostruzione, Nuccio Bertone si dedica all’automobilismo agonistico con buoni successi al volante di varie vetture, compresa una sua Fiat 500 barchetta, anche tramite la collaborazione con Vittorio Stanguellini, essenziale per realizzare alcune berlinette sportive su telaio 1100 Fiat, seguite da coupè e cabriolet ricavate dalla Fiat 1400 e dalla Lancia Aurelia.

Tra piccole serie di vetture ed esemplari unici, Bertone intercetta soprattutto l’attenzione di importatori stranieri, come lo statunitense Arnolt, pronto a richiedergli i coupè MG e le spider Bristol carrozzati dalla casa torinese, più apprezzata fuori d’Italia che in patria, dove le grandi industrie sono restie a far proprie innovazioni stilistiche audaci come quelle di Nuccio. Non a caso il suo lavoro conquista invece attenzione negli USA, culla di una nuova leva di designers innovativi.

Almeno fino a un passaggio decisivo nella storia di Bertone, la realizzazione della carrozzeria completa dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint, ideata dal carrozziere torinese che si avvale di stilisti prestigiosi, da Giovanni Michelotti a Franco Scaglione, di grande vivacità creativa, mentre inizia il progressivo passaggio della responsabilità architettonica del veicolo dalla grande industria committente al carrozziere.

La Giulietta Sprint, lanciata nel 1954 per merito dell’austriaco Rudolf Hruska, consulente di Alfa Romeo, in una serie iniziale di 1 000 esemplari da costruire in tempi ridotti - un impegno già molto elevato per la Bertone - ottiene uno straordinario successo, fino ai 40 000 esemplari costruiti dal 1954 al 1965. Molto ricercata in tutti i paesi occidentali, segna l’inizio in Italia della produzione seriale di un modello sportivo.

Nuccio, ormai protagonista assoluto in azienda, coglie dunque tempestivamente la grande opportunità offerta da questo modello e investe per realizzare fino a 32 Sprint giornaliere ampliando stabilimento e organico, portato a 385 dipendenti, e aggiornando il ciclo di lavorazione, ancora largamente artigianale per le numerose parti di lamiera battute a mano.

Mentre rimane attenta e costante la cura per le concept car (come le avveniristiche BAT) e per l’aerodinamica (come sull’Abarth 750 Record, detentrice di vari primati mondiali), l’attività dell’azienda si arricchisce con la Giulietta Sprint Speciale e la NSU Sport Prinz.

A questo punto lo stabilimento di Corso Peschiera mostra i suoi limiti e Bertone, diventato costruttore, edifica un nuovo stabilimento a Grugliasco, nelle vicinanze di Torino, messo in funzione con 550 dipendenti nel 1959, quando entra in azienda il giovane Giorgetto Giugiaro che lascia il segno già nella 2000 Sprint Alfa Romeo e inaugura un fecondo periodo di collaborazione con Nuccio.

Due anni dopo, nel 1961, a trasferimento ultimato, i dipendenti sono saliti a 700 e le carrozzerie prodotte a 7 500, di pari passo con la forte spinta all’industrializzazione di impianti e procedure.

Il salto dimensionale alla soglia di costruttore industriale e il conseguente forte aumento di investimenti e spese fisse impongono la ricerca pressante di un rapporto di collaborazione più stretto con la grande committenza, esteso anche alla dimensione produttiva.

Nei primi anni Sessanta, mentre la Fiat non ordina e s‘incrinano i rapporti con l’Alfa Romeo, Bertone trova collaborazioni all’estero, con la Simca (per la 1000 Coupè, di cui produce circa 25 000 scocche tra il 1963 e il 1971) e con la BMW (la 3200 CS prodotta in piccola serie).

Nuccio è l’antesignano e il grande realizzatore della Gran turismo all’italiana, declinata in vari modelli Alfa Romeo, Ferrari, Aston Martin, Maserati, Iso, Corvair, ma soprattutto realizzata con la Giulia GT, erede ideale della Giulietta Sprint, apparsa nel 1965 e costruita dall’Alfa Romeo in 192 000 pezzi. Nello stesso anno - quando Giugiaro, sostituito da Marcello Gandini, lascia Bertone per la Ghia -  nasce la Fiat 850 spider, prodotta fino al 1972 in 140 000 unità quasi tutte vendute negli USA, che spinge la capacità produttiva dell’azienda a 120 pezzi giornalieri.

Intanto si avvia la collaborazione con Ferruccio Lamborghini, fertile di risultati brillanti come, nel 1967, la straordinaria Miura - con forme rivoluzionarie e motore trasversale - la più raffinata Gran Turismo del momento, prodotta in 850 esemplari in cinque anni e seguita dall’Espada. E sempre nel 1967 vedono la luce la Dino Coupè per Fiat e la Montreal per Alfa Romeo, ma la casa milanese rompe con Bertone e non gli affida l’Alfetta.

Mentre Grugliasco diventa un centro-studi di rinomanza mondiale per l’ingegneria dei veicoli e la loro realizzazione, Bertone raggiunge un’occupazione complessiva di oltre 1 500 persone e un livello di 140 unità allestite al giorno, con una produzione pari a circa il 40 per cento delle carrozzerie realizzate in Italia. Sono i risultati di piani d‘investimento accorti, tesi a migliorare gli standard qualitativi tramite impianti ampliati e aggiornati, specie nella preparazione delle scocche prima della verniciatura.

E allo stabilimento di Grugliasco si aggiunge quello di Caselle, adibito all’assemblaggio dei sottogruppi.