Imprese Longeve

 

Bitron: qualità, innovazione, efficienza nel mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dagli anni Cinquanta del Novecento, da Torino all’Italia e al mondo, la vicenda di Bitron si è animata nel tempo di società diverse ma in continuità per la presenza al vertice della famiglia Bianco, fino al Gruppo multinazionale di oggi. Una vicenda che testimonia di una crescita continua nella ricerca, sviluppo e fabbricazione di prodotti e sistemi meccatronici per vari settori (elettrodomestico, auto, riscaldamento, ventilazione, aria condizionata, energie rinnovabili) e della capacità di competere su scala globale.

Dall’elettromeccanica all’elettronica, dagli elettrodomestici all’automobile

Nel 1961 Enrico Bianco separa consensualmente il proprio percorso imprenditoriale da quello dei fratelli Giovanni e Carlo, rimasti insieme nella Elettromeccanica Bianco (Elbi) sas, costituita nell’ottobre dello stesso anno, quando gli occupati sono circa 200, destinati a crescere rapidamente.

Nel 1966 si inaugura il nuovo stabilimento di Collegno. Dotato di campo di calcio, mensa e scuola tecnica interna per apprendisti, è una costruzione dalle dimensioni notevoli e impegnative per la Elbi, che nel 1970 diventa spa mentre i dipendenti raggiungono il migliaio.

In questa fase della vicenda aziendale, durante gli anni Sessanta e Settanta, l’espansione prosegue intensa ma regolare, testimoniata dalla  crescita pressoché costante e lineare dei volumi realizzati.

La Elbi si avvale della vicinanza al cliente non solo fisica - fattore pur importante - ma anche tecnico-produttiva che la mette in grado di valorizzare le proprie capabilities di progettare e fornire componenti funzionali alle specifiche esigenze della clientela, innovando i prodotti della concorrenza. Agli inizi si tratta di innovazioni dal carattere incrementale e modulare, rappresentativo dell’ancora limitata capacità di realizzare cambiamenti strutturali sui prodotti e sulle funzionalità da essi assolti. Ma, con le conoscenze approfondite sui prodotti e sulle tecnologie, si pongono le basi per lo sviluppo successivo, segnato da un ruolo progressivamente maggiore della tecnologia, in cui la progettazione acquisisce un peso centrale rispetto alla produzione e il miglioramento del prodotto viene perseguito sia sul fronte dell’affidabilità che su quello tecnologico.

La crescita in atto è testimoniata attraverso un lungo periodo di acquisizioni e costruzioni di nuovi impianti - consentite dalle notevoli disponibilità liquide accumulate anche tramite il continuo reinvestimento degli utili - in una prospettiva di diversificazione.

Nel 1969 si avvia l’allargamento nei mercati esteri, a partire dalla Spagna, dove entra in marcia il nuovo stabilimento di Elbi Espaňa, deciso per bypassare le barriere doganali iberiche e seguire alcuni clienti italiani di Elbi come Zanussi e Castor che hanno già realizzato propri impianti in Spagna.

Una diversificazione di mercato con lo stesso prodotto, questa, diversa da quella di tipo conglomerativo, ovvero tramite un’azienda di un altro settore e di altra filiera produttiva, effettuata lo stesso anno, il 1969, con l’acquisizione della Bitron Video spa, produttrice di videocitofoni. Un prodotto presto abbandonato per i tempi finanziari di realizzo troppo lunghi, ma, tramite Briton Video, la Elbi inizia a inserirsi nell’elettronica, avviando per tempo una diversificazione essenziale verso la nuova frontiera tecnologica che è alla base della meccatronica, ovvero di quel connubio tra meccanica ed elettronica centrale nel futuro dell’impresa.

Due anni dopo, nel 1971, viene fondata a Dronero la Eledro spa dedicata alla produzione di bobine, prima solo per la Elbi poi anche per il mercato, e di altri componenti per elettrodomestici.

Nel 1973 è acquisita la Elettrovago spa a Cormano, nel Milanese, produttrice di motorini per girarrosto: un’altra diversificazione conglomerativa in un settore - la cottura - che affiancherà il lavaggio e il freddo nella produzione elettrodomestica del Gruppo.

Nel 1974 nascono Audiservice e Italiana rappresentanze srl - due società di servizi per le aziende di proprietà dei Bianco - seguite, nel 1976, dal nuovo stabilimento a Rossana, non lontano da Dronero - in carico alla controllata Valvar spa, per la produzione di elettrovalvole e componentistica per auto - e dalla Ceros per la trafilatura e smaltatura del filo di rame necessario alla fabbricazione delle bobine.

Siamo a metà degli anni Settanta, quando i Bianco, percependo la saturazione nel settore degli elettrodomestici ormai consolidato a livello europeo, decidono di entrare nel settore della componentistica per auto lavorando agli inizi per Fiat, tramite piccole modifiche e adattamenti dei componenti già prodotti che si fondano sulla stessa tecnologia di base. Una diversificazione di mercato con la stessa famiglia di prodotti, in sostanza, verso un settore contiguo e in un momento difficile. Ma se la produzione di auto oscilla paurosamente negli anni Settanta, la dotazione di accessori s’incrementa e diversifica, offrendo una via d’ingresso abbastanza facile per le competenze, arricchite, delle imprese del Gruppo torinese.

Nel 1977 la “casa madre” Elbi diventa Elbi International spa, in adeguamento al profilo internazionale del Gruppo - informalmente articolato in aziende autonome con una propria struttura manageriale, legate dalla comune proprietà dei due fratelli Bianco, Giovanni e Carlo. Un gruppo via via rafforzatosi con le varie aziende annesse, sempre più specializzate, e tramite nuove fabbriche in Lussemburgo e in Svizzera.

La strategia di ampliamento e diversificazione tramite acquisizioni e nuove costituzioni si accompagna a un’altra componente strategica che precocemente costituisce una peculiarità e al tempo stesso una costante nella traiettoria imprenditoriale dei Bianco: l’integrazione verticale.

Infatti, fin dalle origini, il Gruppo produce per quanto possibile al suo interno sia le materie prime (dal filo di rame alle plastiche) sia gli stampi e le stesse macchine per costruire e manutenere gli stampi e fare i montaggi (ovvero l’attrezzeria). L’obiettivo consiste nel preservare il massimo di autonomia e di originalità dei prodotti e nel tagliare tempi e costi, ampliando la potenzialità degli impianti e garantendosi al tempo stesso la flessibilità necessaria a dialogare proficuamente con il cliente che trova in tempi brevi risposte efficaci alle sue esigenze.

Intanto, con la crisi economica della seconda metà degli anni Settanta, si avvia un insieme di interventi tesi al recupero di efficienza tanto nelle produzioni (con riallocazioni di linee ed accorpamenti volti al conseguimento di economie di scala e di scopo) quanto nei processi di progettazione e di sviluppo dei prodotti (concentrando in appositi uffici centralizzati le competenze disperse nelle varie sedi).