Imprese Longeve


Caffarel: il cioccolato (e non solo) tra industria e artigianato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi due secoli Caffarel segna con la qualità dei prodotti e la ricercatezza delle confezioni la storia e la realtà dell’industria dolciaria e del cioccolato italiano, che trovano in Torino un’accogliente capitale. Il lungo e non sempre facile percorso della Caffarel testimonia la forza di un modello d’impresa tenacemente ancorato alla produzione di qualità sia nella dimensione artigianale che in quella industriale e al tempo stesso capace di anticipare e intercettare i mutamenti nel gusto e negli stili di consumo.

Crisi e sviluppo da fine Ottocento alla Grande crisi

Due anni dopo la morte di Pietro Paolo nel 1888, Michele Prochet si ritira dalla società, la quale, malgrado gli acquisti di nuovi macchinari, arriva a un punto di non ritorno.

Il 20 agosto 1897, sommersa dai debiti, la Caffarel Prochet viene sciolta e sono nominati liquidatori Ernesto Malan e Michele Prochet, che rientra.

È un primo passaggio di evidente rilievo nella storia aziendale. Infatti i Caffarel escono dall’impresa dopo 65 anni e tre generazioni, rimanendo solamente nella proprietà degli stabili e nella ragione sociale della nuova società in nome collettivo, la Succ. Caffarel Prochet e C.a, costituita poco prima, nel luglio 1897, dagli stessi Malan e Prochet, cui si aggiunge nel 1898 Annibale Cinzano.

Ma di lì a poco, con la morte di Prochet, Ernesto Malan resta da solo alla guida dell’impresa, che riesce a far crescere durante la fase espansiva del decollo industriale in età giolittiana.

Ernesto Malan muore nel 1916, in piena Grande guerra, e la moglie, Noelie Charbonnier, diventa proprietaria dell’intera azienda, acquisendone l’intero capitale sociale e gli stabili, ma non ne assume la guida imprenditoriale e la direzione, affidate a dirigenti tecnici. Una situazione, questa, destinata a durare solo alcuni anni. Nel 1922, infatti, Noelie cede la società a Severino Balzola, Lidia Capietti e Angelo Annone che nel 1927 rilevano anche i locali, peraltro con risultati economici tanto negativi da portare al fallimento la Succ. Caffarel Prochet la quale cessa l’attività il 31 gennaio 1931 e viene messa in liquidazione.

Pochi mesi dopo, l’11 maggio 1931, si costituisce una nuova società, ma per azioni, la Suprema S.A. Fabbrica Cioccolato, Caramelle e Confetti che acquisisce la Succ. Caffarel Prochet, recuperandone  anche la ragione sociale attraverso una modifica che porta alla denominazione Succ. Caffarel Prochet & Co S.A. Fabbrica di Cioccolato, Caramelle e Confetti. Ne sono soci Walter Bächstädt e Paolo Audiberti.

Walter Bächstädt, tedesco e anch’egli valdese, ventisettenne, è nipote di Noelie Charbonnier, già proprietaria dell’azienda, e proviene da un’esperienza lavorativa come consulente alle vendite di un’impresa tedesca di pneumatici, dove ha conosciuto Paolo Audifredi, un amministrativo, e ne è diventato amico. Walter è anche nel Consiglio di amministrazione a fianco di Roberto Turin e Giuseppe Zuccarelli, il presidente, già liquidatore della società fallita.