Imprese Longeve


Caffarel: il cioccolato (e non solo) tra industria e artigianato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi due secoli Caffarel segna con la qualità dei prodotti e la ricercatezza delle confezioni la storia e la realtà dell’industria dolciaria e del cioccolato italiano, che trovano in Torino un’accogliente capitale. Il lungo e non sempre facile percorso della Caffarel testimonia la forza di un modello d’impresa tenacemente ancorato alla produzione di qualità sia nella dimensione artigianale che in quella industriale e al tempo stesso capace di anticipare e intercettare i mutamenti nel gusto e negli stili di consumo.

Da Torino alla Val Pellice. La forte espansione degli anni Settanta

In effetti, mentre durante gli anni Cinquanta e Sessanta - nel pieno della grande trasformazione dell’economia e della società italiana all’insegna di uno sviluppo industriale molto consistente - la Caffarel è cresciuta ma con tempi lenti, in ritardo, e comunque al di sotto delle potenzialità di mercato, nei difficili anni Settanta, al contrario, in un paradosso solo apparente, l’impresa vive una fase di grande espansione.

Negli anni Settanta, infatti, mentre l’economia italiana registra un pericoloso andamento sussultorio, con tassi d’inflazione e aumenti dei costi (dalle materie prime al lavoro) di gran lunga più onerosi dei paesi concorrenti e una pesante caduta di produttività dovuta anche alla maggiore rigidità della forza lavoro, il settore dolciario - che negli anni Sessanta aveva presentato ritmi di crescita superiori a quelli medi del settore alimentare - registra adesso, a partire dal 1974-75, quindi dopo altri settori industriali, una contrazione di consumi decisamente più grave di altri generi alimentari. In particolare, piuttosto che i prodotti a più elevata componente di servizio e tecnologicamente nuovi (fette biscottate, prodotti da forno secchi) sono colpiti soprattutto quelli di gratificazione sociale o da ricorrenza, più sensibili alle variazioni di reddito, come le paste, i prodotti soffici e anche i prodotti a base di zucchero e di cacao, ovvero i prodotti della Caffarel, che però, al contrario, si muove in controtendenza, all’insegna di una forte crescita.

Il fatto è che negli anni Cinquanta e Sessanta, l’azienda aveva ancora una struttura produttiva e organizzativa artigianale. Negli anni Settanta, invece, ha ormai varcato la soglia artigianale, si è trasformata in un’impresa industriale con nuovi impianti, moderni ed efficienti, dislocati in un’unità produttiva di fresca costruzione, mantenendo però la qualità e i prodotti di alta gamma, meno sensibili alle oscillazioni del mercato di quanto siano invece i prodotti di fascia medio-bassa sfornati dalle grandi imprese.

I risvolti positivi di questo nuovo assetto si leggono anche nei bilanci aziendali del decennio, sempre in utile e in costante aumento delle vendite. Ne emerge la realtà di un’impresa solida, con aumenti di capitale fino a oltre 2 miliardi, in «sana e regolare espansione» - come si legge nella relazione del 1972 - che occupa in media circa 300-350 unità, guidata da imprenditori-manager molto accorti, come Carlo e Hans Bächstädt, e Calisto Audiberti, diventati amministratori della Helca.

Nel 1978 la Helca, che fino a quel momento ha prodotto in nome e per conto della Caffarel Prochet, la incorpora, insieme alla Ghirlanda Spa, una società commerciale milanese da poco acquisita in un’ottica di diversificazione.