Imprese Longeve


Caffarel: il cioccolato (e non solo) tra industria e artigianato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi due secoli Caffarel segna con la qualità dei prodotti e la ricercatezza delle confezioni la storia e la realtà dell’industria dolciaria e del cioccolato italiano, che trovano in Torino un’accogliente capitale. Il lungo e non sempre facile percorso della Caffarel testimonia la forza di un modello d’impresa tenacemente ancorato alla produzione di qualità sia nella dimensione artigianale che in quella industriale e al tempo stesso capace di anticipare e intercettare i mutamenti nel gusto e negli stili di consumo.

Il rilancio fino alla Guerra mondiale

Con i nuovi proprietari, la Caffarel Prochet S.A. - secondo l’ulteriore ragione sociale assunta nel 1934, analoga a quella del 1866 - affronta gli anni Trenta misurandosi con le gravi ripercussioni della Grande depressione e con la ripresa nella seconda metà del decennio fino alla Seconda guerra mondiale.

L’azione imprenditoriale si sviluppa su vari fronti con un primo obiettivo: ricostruire e consolidare il prestigio di Caffarel, forte di una tradizione ormai centenaria, puntando come sempre sulla qualità del prodotto, sull’originalità della confezione e sull’efficacia della conservazione, e rivolgendosi quindi a una fascia di mercato medio-alta, in grado di acquistare prodotti meno economici di altri. Ma, adesso, è in atto una crisi segnata da prezzi calanti. Di qui la necessità di ridurre i costi, tramite il perfezionamento degli impianti e la razionalizzazione delle strutture d’impresa. Come in effetti avviene, pur senza raggiungere significativi risultati ufficiali di bilancio, che rimane in perdita, sebbene lieve, negli anni 1932-1935, malgrado il forte impulso dato alle vendite.

I proprietari mostrano di credere nell’impresa e non mancano di reintegrare e aumentare il capitale sociale fino alle 850 000 lire del 1936, quando la società torna in utile, come anche nel 1937, nonostante il contingentamento delle importazioni, pesante per un’impresa quale Caffarel che ha nel cacao in grani la materia prima indispensabile e non a caso torna in perdita nel 1938.  Le ricadute negative in termini di costo e reperimento delle materie prime sono destinate a  perdurare nel biennio 1939-40, mentre la guerra coinvolge anche l’Italia.

Il positivo andamento dei bilanci 1941 e 1942 può ingannare: si tratta infatti di utili non effettivamente realizzati, per gran parte semplici saldi di movimento contabile, mentre si depauperano le consistenze di magazzino e gli impianti sono colpiti duramente dai bombardamenti, fino alla paralisi completa della produzione. Con il 1943, gli effetti dei danni subìti portano a ridurre le vendite, saltuarie, solo ai prodotti finiti e ai semilavorati scampati dalla distruzione, e si riesce a produrre unicamente per conto terzi e in quantità modeste, senza poter definire alcun programma di lavoro, industriale e commerciale. La situazione non muta nel 1944-1945, mentre si riduce il capitale da un milione a 10 000 lire per reintegrarlo a 100 000 lire.