Imprese Longeve


Caffarel: il cioccolato (e non solo) tra industria e artigianato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi due secoli Caffarel segna con la qualità dei prodotti e la ricercatezza delle confezioni la storia e la realtà dell’industria dolciaria e del cioccolato italiano, che trovano in Torino un’accogliente capitale. Il lungo e non sempre facile percorso della Caffarel testimonia la forza di un modello d’impresa tenacemente ancorato alla produzione di qualità sia nella dimensione artigianale che in quella industriale e al tempo stesso capace di anticipare e intercettare i mutamenti nel gusto e negli stili di consumo.

Una crescita moderata tra Ricostruzione e Miracolo economico

Dopo la guerra, negli anni della Ricostruzione, la Caffarel riprende a produrre senza deflettere dal profilo d’impresa dolciaria di qualità nei prodotti finiti che la distingue storicamente e punta sulla confezione e sulle spese pubblicitarie.

Tuttavia, ancora a fine anni Quaranta, non ha raggiunto il livello di organizzazione tecnica e commerciale necessario per mantenere le quote di mercato a causa delle insufficienti risorse finanziarie, che si rendono disponibili solo al 1950 con aumenti di capitale fino a 50 milioni, saliti a 240 nel 1953 e a 360 nel 1955 - anno molto difficile per l’industria dolciaria - e tramite emissioni obbligazionarie andate a buon fine, consentendo notevoli investimenti nella meccanizzazione produttiva.

Quando, tra anni Cinquanta e Sessanta prende slancio la crescita industriale italiana, nel periodo del boom economico (1958-1962) con un andamento molto dinamico, rallentato poi dalla bassa congiuntura del 1964-65, seguita dalla successiva ripresa negli anni 1966-69, anche l’industria dolciaria cresce e si sviluppa, seppur meno di altri settori, superando almeno in parte la soglia dell’artigianato verso una maturità industriale prima largamente sconosciuta, mentre si affermano prodotti di largo consumo che da voluttuari diventano alimentari nella percezione diffusa dei consumatori.

Tuttavia, l’aumento dei consumi dolciari - e in particolare del cioccolato - rimane al di sotto di quanto concretamente possibile a causa dei prezzi molto elevati dello zucchero e del cacao: nel caso dello zucchero soprattutto per gli effetti della politica monopolistica messa in atto dagli industriali saccariferi, tradizionalmente favoriti dalla protezione doganale, nel secondo caso per la pesante fiscalità sulle importazioni. Con il risultato di portare l’industria a sostituire il cacao con un suo surrogato per ottenere un prodotto meno costoso ma anche di minore qualità, che, se non altro, si rivela utile a diffondere il consumo di cioccolato, ancora su livelli molto bassi in Italia, dove viene ritenuto un articolo di lusso - quindi fiscalmente penalizzato - e non un prodotto alimentare di uso corrente, come nelle società più avanzate.

Un quadro generale, questo, che per un’impresa come la Caffarel - con prodotti di fascia superiore - presenta evidenti ostacoli a una crescita più vigorosa, sebbene offra comunque opportunità interessanti. Negli anni Cinquanta e fino al 1964, il prodotto venduto da Caffarel cresce tra il 1950 al 1953 (da 540 a 703 ton.) per diminuire nel biennio 1954-1955 (fino a 610 ton.) con un recupero nel 1956-1957, quando si attesta su 820 ton., la punta più alta del decennio,  per poi stabilizzarsi attorno alle 730/770 ton. tra il 1958 e il 1964. Sono dati che, nel loro andamento, testimoniano una crescita significativa ma non così rilevante a confronto del ciclo economico nazionale, pur tenendo conto della tipologia produttiva di qualità, confermando comunque la buona salute di Caffarel nel nuovo contesto del Mercato comune europeo e quindi in una concorrenza più serrata.

Nel 1958 entrano in azienda, molto giovani, Calisto Audiberti, figlio di Paolo, e Hans Bächstädt, figlio di Walter, ovvero la seconda generazione dopo i fondatori del 1931, l’uno impegnato nell’amministrazione, l’altro nella produzione.

Ma il 1958 è un anno importante anche per un’altra ragione.

In Caffarel viene decisa la costituzione della Società Italo Svizzera per l’incremento dell’Industria dolciaria Helca Spa che, con la Saida, costituita l’anno prima, è funzionale alla costruzione di un nuovo stabilimento e destinata a svolgere un ruolo importante nel futuro dell’impresa.

Mentre la perfomance economica segna un andamento altalenante negli anni Cinquanta, nel decennio successivo, a partire dal 1962, la società è in utile e il capitale sociale viene progressivamente aumentato fino a 600 milioni di lire nel 1969, quando entra nella società anche Carlo, fratello di Hans Bächstädt, attivo nell’ambito commerciale e delle vendite.

A quel momento, alla fine degli anni Sessanta, la Caffarel si presenta con un profilo profondamente mutato sul versante produttivo e societario.

Infatti, nel 1967 entra  in funzione il nuovo stabilimento a Luserna San Giovanni, pensato dieci anni prima e iniziato nel 1966. Nel 1968, dopo 140 anni, l’antica, originaria fabbrica di Paul Caffarel  a Torino chiude, mentre cessa l’attività produttiva della Caffarel Prochet Spa, che cede la fabbricazione e la vendita alla Helca.

Gli effetti della messa in marcia dei nuovi impianti, dal 1969 a ciclo di produzione completo, oltre a generare significativi incrementi di produttività, si fanno sentire anche sul prodotto venduto, passato da 900 a 1 399 ton. già tra il 1966 e il 1970, con una discreta proiezione sui mercati esteri, francese e tedesco in testa, facendo così intravedere la forte crescita degli anni Settanta.