Aurora

Imprese Longeve

 Editrice Claudiana

Claudiana: pubblicare tra chiesa e mercato

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da oltre un secolo e mezzo la Claudiana attraversa la storia del movimento evangelico italiano e internazionale, incrocia la società, la cultura e l’editoria in Italia dal particolare punto di vista di un’impresa a cavallo tra esigenze di formazione e proselitismo religioso e di mercato, in un rapporto non sempre facile e lineare. La sua tenuta nel tempo, i suoi successi - ma anche i momenti duri - testimoniano un’irriducibile vitalità che ne fanno un’esperienza unica, di grande valore civile, culturale, umano e imprenditoriale.

La svolta

A guerra finita la Claudiana continua a subire le difficoltà finanziarie della Tavola,  impegnata nella faticosa opera di ricostruzione e restauro degli edifici danneggiati durante il conflitto e pertanto indisponibile a sovvenzioni regolari, sebbene nel 1949 conceda autonomia di bilancio al Comitato della casa editrice e acquisisca la maggioranza delle azioni della Tipografia già Alpina, ora Subalpina.

Tuttavia le pubblicazioni riprendono con una certa vivacità durante gli anni Cinquanta, quando, nel 1955, la Claudiana celebra il centenario di attività.

Con la metà degli anni Cinquanta la Tavola valdese avvia un programma di rinnovamento biblico che si ripercuote sull’attività editoriale della casa editrice le cui pubblicazioni sono orientate a cogliere l’aggiornamento dell’impostazione teologica sulla base della ricerca nel campo delle scienze bibliche, fornendo testi utili alla formazione dei quadri della Chiesa e all’insegnamento a livello biblico e storico.

È con l’inizio degli anni Sessanta che si individuano i primi segnali di una svolta.

La Tavola conferisce alla commissione della Claudiana autonomia a livello decisionale e maggiore responsabilità, attribuendole funzioni esecutive e non solo consultive. Il desiderio di decentrare, la necessità di trovare nuove forme di presenza e di evangelizzazione nella società in via di rapido mutamento spingono verso una nuova impostazione per la casa editrice, percepita come una delle varie opere della Chiesa valdese, di cui si ritiene debba diventare uno strumento di sostegno, di appoggio al lavoro di testimonianza.

Questa nuova impostazione è rafforzata dal trasferimento della sede a Torino che favorisce il mutamento di identità della Claudiana, da piccola libreria che pubblica qualche volume, come si è ridotta dagli anni Venti, a casa editrice in senso pieno, che progetta pubblicazioni, reperisce opere sul mercato per le traduzioni, sollecita la stesura di nuove opere, come è stata per vari decenni tra Ottocento e Novecento.

E come tale si attiva sul fronte dell’aggiornamento continuo di contenuti - e di tipologie editoriali, come la nuova Piccola collana moderna - con l’attenzione rivolta non solo al panorama del protestantesimo europeo ma anche alle trasformazioni culturali, politiche e sociali in Italia e nel mondo. Non a caso - come la stessa Chiesa valdese - segue con grande interesse il Concilio Vaticano II, dove queste trasformazioni si riverberano sulla Chiesa cattolica, anch’essa alle prese con la necessità di un aggiornamento profondo.

Alla metà dei Sessanta, la Claudiana è dunque un cantiere, un progetto ma non ancora una struttura adeguata alle nuove sfide. Si ripropongono i problemi finanziari, tipici dei piccoli editori, che non possono accollarsi un’esposizione finanziaria se non modesta per il recupero lento dell’investimento su titoli di studio e ricerca, a maggior ragione nel caso della Claudiana, chiamata a misurarsi su mercati diversi e difficili. Dal mercato interno, dei credenti valdesi, ovviamente ristretto ma fedele seppur non aduso a letture impegnate, a quello evangelico, variegato in diversi segmenti confessionali dove non mancano posizioni tradizionaliste, critiche verso il catalogo della Claudiana ritenuto troppo liberale, fino al mercato esterno, dove non mancano il disinteresse e il rifiuto di larga parte dei cattolici come dei laici.