Codebò

Imprese Longeve

Codebò

Codebò: ascensori al vertice

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nel settore del trasporto verticale Codebò opera dal 1907, a Torino. Con il succedersi di quattro generazioni, dalla fase pionieristica di primo Novecento a oggi, l’impresa è cresciuta per collocarsi al primo posto a livello regionale e tra i primi cinque operatori a livello nazionale. Un percorso costante all’insegna di crescita, solidità strutturale e organizzativa, qualità in progettazione, installazione, collaudo e manutenzione di ascensori e montacarichi.

Un’ascesa costante tra i leader di mercato

Alla grande ondata edilizia segue una fase di rallentamento nelle costruzioni che incide sulla fornitura di ascensori, destinata a rallentare a sua volta ma senza particolari conseguenze negative per la Codebò, che raggiunge gli 800 impianti in carico a metà anni Ottanta.

In effetti il settore ascensoristico ha caratteristiche alquanto peculiari. Segue un trend tendenzialmente regolare, senza particolari accelerazioni o arretramenti, ed è quindi anticiclico. Anche perchè viene facilitato dalla legislazione che, obbligando l’utente a sottoscrivere un contratto di manutenzione, favorisce le aziende, le quali trovano il loro core business proprio nei servizi (assistenza, manutenzione, riparazione) piuttosto che nell’installazione, peraltro utile per la funzione di traino del servizio stesso. E del resto, almeno in Italia,  non si rinuncia facilmente all’ascensore, veicolo di mobilità verticale senza sforzo per l’utente.

Il nodo centrale per le aziende è in realtà un altro: la forte e concorrenza tra i tanti operatori, in particolare nell’area torinese, dove la Codebò concentra il fulcro dei suoi clienti.

Sono numerosi infatti i tecnici e i commerciali che si sono messi in proprio dando vita ad aziende piccole e medie, come a suo tempo Giovanni Codebò. Talvolta si tratta anche di impiegati in imprese multinazionali  - Otis, Schindler, Kone, Thyssen - a loro volta presenti sul mercato ascensoristico italiano, sebbene meno che in Europa , ma a scegliere la strada dell’autonomia sono pure tecnici della Codebò, quali Ciocca e Milanesio.

In un contesto di così spregiudicata concorrenza tra imprese delle più diverse dimensioni, i margini di redditività si riducono, anche se gli operatori limano i ricavi d’installazione per guadagnare sulla fornitura dei servizi.

A metà anni Ottanta, il rischio, concreto, è di rimanere confinati in un’attività limitata, con un parco macchine ristretto, fatturati stabili e magari relativamente sicuri, ma con una redditività modesta.

Anche la Codebò può rimanere prigioniera di questa impasse.

Per uscirne, si decide di elevare la quota di penetrazione sul mercato, scegliendo la strada non di puntare all’aumento degli ascensori installati - operazione questa, destinata all’insuccesso, a fronte dei prezzi più competitivi delle multinazionali - bensì di acquisire aziende concorrenti con il loro parco di impianti già operativi.

Non senza uno sforzo finanziario oneroso, la Codebò procede quindi, gradatamente, nelle acquisizioni di imprese ascensoristiche - una decina, di varia consistenza - a partire dai inizio anni Novanta per arrivare a oggi, elevando gli impianti in carico agli attuali 6 000 e oltre, che portano l’azienda al primo posto nel settore su scala regionale e tra i primi cinque marchi a livello nazionale.

Questa strategia delle acquisizioni ha successo perché intercetta le difficoltà di operatori concorrenti privi di eredi per dare continuità alle aziende o non in grado di passare dalla soglia tecnica a quella imprenditoriale che richiede risorse gestionali, amministrative e finanziarie adeguate, nel pieno della rivoluzione informatica destinata ad aumentare la selezione. Operatori che spesso, con la cessione dell’azienda, sono diventati dipendenti o collaboratori esterni della stessa Codebò.

La svolta strategica verso la crescita dimensionale tramite acquisizioni - decisiva per il successo dell’impresa - che si fonda sulla chiara percezione della progressiva centralità dei servizi offerti, opportunamente qualificati, a scapito dell’attività manifatturiera, è il frutto della nuova generazione, la quarta, ovvero di Andrea e Gianluca, a fianco del padre Umberto a partire dal 1979 e dal 1981. Andrea impegnato nella parte tecnica, Gianluca nella parte amministrativa e commerciale.

Intanto il profilo societario dell’impresa si modifica: nel 1985 diventa un’accomandita semplice, nel 1991 una società a responsabilità limitata, fino alla trasformazione in società per azioni nel 2006. Sono trasformazioni societarie che accompagnano l’inserimento progressivo di Andrea e Gianluca, confermano l’impegno sempre consistente e duraturo della famiglia e testimoniano al tempo stesso le dimensioni crescenti e l’affidabilità, anche patrimoniale, della Codebò.

Del resto gli indicatori fondamentali del primo decennio del Duemila attestano la fase di crescita. A partire dal fatturato che tra il 2000 e il 2010 è cresciuto senza sosta, da 2 650 000 a 10 333 000 euro, mentre i dipendenti interni sono tra i quaranta e cinquanta e altrettanti i collaboratori esterni.

Nello stesso periodo, compresi i servoscala, i nuovi impianti installati ammontano a 1436, i nuovi contratti di manutenzione sono 2287 contro 849 disdetti, a dimostrazione ulteriore dell’affidabilità di Codebò, che si dimostra vincente anche nella parte più difficile della sua attività: conservare e fidelizzare il cliente.