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Codebò: ascensori al vertice

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Nel settore del trasporto verticale Codebò opera dal 1907, a Torino. Con il succedersi di quattro generazioni, dalla fase pionieristica di primo Novecento a oggi, l’impresa è cresciuta per collocarsi al primo posto a livello regionale e tra i primi cinque operatori a livello nazionale. Un percorso costante all’insegna di crescita, solidità strutturale e organizzativa, qualità in progettazione, installazione, collaudo e manutenzione di ascensori e montacarichi.

Verso l’ascensore di massa. Da concessionari a operatori autonomi

Il sodalizio imprenditoriale dei fratelli Codebò dura un ventennio, fino al 1952, quando i dissensi tra i due sulla politica aziendale ne determinano la separazione, con lo scioglimento della Codebò Paolo, la società originaria.

Sia Pietro che Giovanni continuano a operare nel settore tramite proprie imprese autonome, tuttavia, mentre il primo smette in seguito l’attività, il secondo la prosegue con la Codebò Giovanni di Codebò Umberto, una ditta individuale costituita nel 1952, che continua il percorso dell’impresa Codebò, ininterrotto fino a oggi. Un percorso legato quindi al ramo familiare di Giovanni, pronto a coinvolgere nella proprietà della ditta il giovane figlio Umberto, sebbene solo diciannovenne nel 1952, ma entrato in azienda già tre anni prima come apprendista e operaio. Una scelta, questa, motivata dall’esigenza di tutelare per tempo l’azienda e la sua continuità.

Giovanni, che ha frequentato le scuole elettrotecniche e installato ascensori Stigler anche all’estero, come in Romania, a Bucarest, fornisce manutenzione, riparazione e assistenza a oltre 400 impianti di sua installazione. Nel 1952 diventa concessionario e rappresentante esclusivo della Bassetti, un’impresa milanese produttrice di ascensori.

Con la seconda metà degli anni Cinquanta prende avvio il boom economico, caratterizzato anche da una massiccia e caotica espansione edilizia, centrata su costruzioni a più piani ( i «condomini») e dunque proficua per l’installazione degli ascensori, che si diffondono rapidamente.

L’ascensore diventa così uno strumento usuale e percepito non più comeunlusso per pochi ma componente essenziale, irrinunciabile del vivere quotidiano, specie in Italia, destinata a diventare, anche per sua la particolare morfologia territoriale, il paese a più elevata presenza di ascensori in Europa.

Mentre coglie l’occasione fornita dal mercato edilizio in forte sviluppo, installando un numero crescente di impianti targati Bassetti, Giovanni Codebò percepisce con tempestività alcuni primi segnali delle trasformazioni che s’innescano nel settore ascensoristico e giocano a favore di una sua decisione strategica presa a fine anni Cinquanta, destinata a segnare una svolta per l’azienda.

L’espansione della domanda di ascensori genera una moltiplicazione di aziende produttrici di componenti, concentrate soprattutto nell’area milanese e bolognese, che fanno saltare l’assetto oligopolistico del settore e si avvalgono a loro volta di una rete capillare di concessionari, anche per la manutenzione degli impianti.

In questa nuova situazione diventa più facile per l’installatore procurarsi i componenti, riducendo il più possibile l’attività diretta manifatturiera - metalmeccanica ed elettrica - e senza dover sottostare ai vincoli, anche di prezzo, imposti dall’azienda produttrice di cui è concessionario, liberandosi dagli onerosi contratti di concessione per diventare un operatore autonomo, affrancato dalla casa madre. Sempre che abbia acquisito e perfezionato il know how necessario a progettare, installare, riparare, fornire assistenza e manutenzione e disponga di un parco macchine abbastanza ampio e potenzialmente incrementabile.

Giovanni Codebò comprende le potenzialità che nel nuovo contesto si generano per un’impresa come la sua, forte dei requisiti fondamentali per diventare autonoma, per installare quindi macchine con il proprio marchio e fornire i relativi servizi, ampliando i margini di redditività.

A sollecitargli la scelta in direzione dell’autonomia che ha in mente, contribuisce involontariamente la stessa Bassetti, di cui è concessionario. Gli propone infatti di cedere la sua azienda, diventando egli agente per la Liguria con il figlio in Torino a dirigere l’attività per conto di Bassetti, ma comprensiva anche degli impianti in carico alla Codebò che l’impresa milanese avrebbe acquistato.

Una proposta, questa, contraria alle intenzioni di Giovanni, il quale, non a caso, la rifiuta.

Si arriva infine a un accordo che porta invece alla separazione e quindi all’autonomia della Codebò, dopo un quinquennio d’impegno contrattuale di non concorrenza da parte della casa di Torino che accetta di non rappresentare altre imprese e di non costruire ascensori in proprio.

Quando si stipula l’accordo siamo nel 1959-60. Mentre a Torino ci si attrezza per lasciare la Bassetti e diventare autonomi, nel 1962 muore Giovanni Codebò e gli subentra il figlio Umberto.

È il passaggio dalla seconda alla terza generazione, in un momento delicato per l’impresa, mentre si accinge a diventare autonoma, non più vincolata ad accordi di concessione.

Per Umberto, allora ventinovenne, è un passaggio altrettanto decisivo.

Certo non gli manca l’esperienza diretta nel lavoro tipico della famiglia. Prima è apprendista e operaio in Codebò, poi a Milano per tre anni in Bassetti. Rientra a Torino nel 1955 e in azienda fa il montatore d’impianti nei cantieri edili e anche il rappresentante dal 1957.

Tra il 1952, quando si è costituita la Codebò Giovanni di Codebò Umberto, e il 1962, quando muore il padre Giovanni, trascorre quindi un decennio di formazione, in cui Umberto è formalmente proprietario dell’azienda, ma nei fatti vi svolge il lavoro di un dipendente e come tale viene retribuito.

Con il 1962, Umberto diventa il proprietario anche di fatto, l’imprenditore a pieno titolo della ditta che porta il suo nome affiancato a quello paterno.