Imprese Longeve

Costadoro: un leader  nei bar del mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

A partire dal fondatore Emilio Oreste Beccuti e attraverso un lungo percorso, tre famiglie piemontesi di torrefattori - Abbo, Beccuti e Trombetta - si ritrovano insieme in un’impresa, la Costadoro, segnata da una costante: produrre e fornire caffè di qualità per il settore bar. In un processo di crescita continuo, ma più deciso a cavallo tra Novecento e Duemila, dal Nord Ovest italiano a trenta paesi nel mondo, l’impresa torinese non ha perduto, anche nella tecnologia produttiva più avanzata, il fondamentale imprinting artigianale, frutto di una consolidata, storica esperienza.

Giuseppe Trombetta prima della Costadoro

I Trombetta provengono da Calliano, un comune dell’astigiano, nel Monferrato, dove tra Otto e Novecento sono agricoltori e produttori di vino.

E da Calliano Maria Trombetta, sorella di Luigi, padre di Giuseppe, si sposta a Torino, dove nel 1912 apre un esercizio pubblico, una vineria, nel centro della città, in via Venti settembre.

In breve tempo Maria inizia a modificare il profilo della piccola azienda famigliare, affiancando alla vineria la caffetteria, tramite l’introduzione di una delle prime macchine da caffè, prodotta a Torino, la Victoria Arduino.

Una scelta felice, destinata ad attrarre nuovi clienti in una zona di uffici e banche e a segnare la strada presente e futura dei Trombetta, che s’inseriscono senza soluzioni di continuità nel mondo del caffè.

Dopo la Prima guerra mondiale, quando i fratelli Luigi e Giulio Ermete sono militari e il marito muore, Maria Trombetta lascia ai due fratelli l’azienda, diventata così la Fratelli Trombetta.

A questo punto i Trombetta non si limitano a collocare caffè tostato acquisito da altre ditte e venduto per il consumo domestico, ma iniziano a comprare il crudo dai grossisti e a tostarlo in proprio sia per il fabbisogno della caffetteria sia per la vendita al pubblico e ad altri bar, sebbene, contrariamente ai Beccuti, la clientela dei Trombetta non consista tanto nei bar quanto nelle drogherie per la vendita al consumo domestico.

Mentre il giro d’affari cresce, i due fratelli iniziano a importare direttamente il caffè crudo tramite la rete di relazioni dei missionari della Consolata che Maria Cerruti, moglie di Luigi Trombetta e madre di Giuseppe, conosce e frequenta.

Siamo negli anni Trenta, quando Giuseppe Trombetta, nel 1934, e «vede la luce tra i sacchi di caffè» e non per metafora, in quanto la madre lo mette al mondo proprio nel retrobottega, dove, appunto,  sono conservati i sacchi di caffè.

La Seconda guerra mondiale segna fortemente la Fratelli Trombetta in quanto non può lavorare il caffè, indisponibile per il blocco delle importazioni e sostituito da surrogati, sebbene qualche rimanenza di crudo consenta ancora di vendere a pochi clienti agiati. Ma i Trombetta non sono colpiti solo sul piano degli affari. Nel 1941, infatti, muore Luigi, militare in Grecia, il padre di Giuseppe, rimasto così orfano a soli sette anni, ma fortunatamente aiutato e sostenuto dallo zio.

Nel dopoguerra la ripresa è difficile, soprattutto per la carenza di materia prima, del caffè crudo, acquisito anche tramite operazioni di contrabbando almeno subito dopo la fine del conflitto e comunque soggetto all’importazione in clearing per evitare scambi di valuta fino al 1954-55.

Intanto Giuseppe studia, acquisendo il diploma in ragioneria, e lavora nell’azienda famigliare che torna a crescere, con la madre a gestire il «negozio di torrefazione, caffè e bar», lo zio che compra il crudo e il nipote sempre in giro per proporre e vendere il tostato a fianco di due rappresentanti.

E nei primi anni Cinquanta, nel 1953-54, Giuseppe, ventenne, entra come socio accomandante a fianco della madre nella Trombetta Fratelli e C. sas, di cui lo zio è socio accomandatario.

Ma una decina d’anni dopo, quando è tra le prime aziende del settore a Torino, la vicenda della Trombetta registra una svolta decisiva.

Trasferita nel 1962 dalla sede originaria in un’altra, in corso Turati, sempre a Torino, a causa di un’impegnativa quanto fruttuosa operazione immobiliare sull’area condotta da Giuseppe dopo la morte dello zio nel 1965, l’azienda deve ulteriormente trasferirsi in un’altra sede seppur vicina, dove però incontra forti difficoltà a operare. Inoltre il comportamento scorretto di un collega tostatore mette in grave difficoltà Giuseppe, che si trova costretto a vendere l’impresa, definitivamente acquisita da Germano Bertona nel 1969.

Per Giuseppe Trombetta si apre un decennio, gli anni Settanta, segnato dall’attività di rappresentante di case di caffè, in giro per vendere il crudo, anche a Duccio Abbo, torrefattore in Pinerolo.

Ed è Abbo che nel 1979-80 lo porta a entrare come socio prima nella Joint Coffee Company, poi nella Costadoro spa, felice di fare ritorno, da proprietario, nell’azienda che aveva incorporato la sua e dove poter riprendere l’originaria strada nella torrefazione del caffè.