Imprese Longeve

Costadoro: un leader  nei bar del mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

A partire dal fondatore Emilio Oreste Beccuti e attraverso un lungo percorso, tre famiglie piemontesi di torrefattori - Abbo, Beccuti e Trombetta - si ritrovano insieme in un’impresa, la Costadoro, segnata da una costante: produrre e fornire caffè di qualità per il settore bar. In un processo di crescita continuo, ma più deciso a cavallo tra Novecento e Duemila, dal Nord Ovest italiano a trenta paesi nel mondo, l’impresa torinese non ha perduto, anche nella tecnologia produttiva più avanzata, il fondamentale imprinting artigianale, frutto di una consolidata, storica esperienza.

Secondo «Duccio» Abbo prima della Costadoro

Quando, nel 1980, Duccio Abbo costituisce la Costadoro spa, a quarantatre anni, ha maturato una notevole esperienza nel settore della torrefazione e vendita del caffè, sebbene la sua attività lavorativa abbia avuto origine e si sia sviluppata fino al 1963 anche nel settore oleario.

Infatti la famiglia Abbo, di Pinerolo, dove Duccio nasce nel 1937, è stata a lungo produttrice e distributrice di olio in Liguria e Piemonte a partire dagli oliveti e dal frantoio di proprietà a Ventimiglia, andato distrutto durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, sotto un bombardamento aereo alleato che decima anche la famiglia Abbo.

Duccio, il quale ha iniziato a lavorare tredicenne con il padre, ferito gravemente, si ritrova molto giovane, nel 1950, a proseguire l’attività paterna, ormai solo per la parte commerciale rimasta, comprando e vendendo olio di oliva a domicilio tra Liguria e Piemonte. E nel 1958-59, a seguito di uno sgradito quanto incolpevole episodio di vendita, inizia a interessarsi anche al caffè tostato, un prodotto visto come possibile alternativa all’olio, che continua a commerciare a fianco del caffè, acquistato da grossisti e venduto da Abbo in confezioni con il suo nome.

In realtà, Duccio ha intenzione di tornare alle origini, ovvero di affiancare la produzione alla vendita e ritiene di poterlo fare con un investimento accessibile tramite il caffè piuttosto che  l’olio, il cui processo produttivo richiede immobilizzi decisamente superiori alla tostatura del caffè. Quindi ne studia e sperimenta la lavorazione oltre ad acquisire una buona conoscenza dell’attività commerciale nel settore.

Nel 1963 chiude l’attività olearia e compra a Pinerolo una drogheria con piccola torrefazione, la Della Vecchia, dove, in negozio, con sei commesse, vende svariati prodotti soprattutto dolciari e tosta il caffè, fino a quaranta quintali mensili, smerciati per larga parte a domicilio a famiglie e bar, poi esclusivamente a questi ultimi, dopo una prima esperienza negativa di vendita dell’olio alla grande distribuzione.

Una scelta strategica, quella di vendere il prodotto solo ai bar ovvero direttamente all’utilizzatore professionale, rivelatasi definitiva, che se da un lato ha risvolti operativi onerosi - infatti insieme al caffè sono fornite le macchine e attrezzature varie oltre alla consulenza e manutenzione - dall’altro è più remunerativa, sempre che la qualità del caffè sia stabilmente alta in modo da fidelizzare il barista. E la qualità del «suo prodotto» è per Duccio Abbo un punto fermo essenziale.

Nell’arco di circa un quindicennio, mentre il negozio prosegue con successo l’attività, Duccio, con due viaggiatori, vende il caffè Abbo nelle valli del Pinerolese e a Torino, dove però incontra resistenze presso la community dei baristi a partire dagli esercizi più grandi e noti, che, una volta serviti, possono aprire la strada al resto dei potenziali clienti.

Infatti, tra le barriere all’entrata sul mercato torinese - Duccio se lo sente dire esplicitamente - si colloca proprio il suo brand in quanto Abbo, oltre ad essere sconosciuto, non sembra marchio da poter evocare efficacemente il caffè. Al contrario di Costadoro, ovvero un marchio sul mercato da oltre quarant’anni e adesso in vendita.

Da qui la decisione, nel 1977, di comprare la Costadoro, acquisendone pertanto i clienti, con le risorse accumulate tramite l’attività pinerolese, ceduta nel 1982.

E nel 1980, la scelta di coinvolgere nella neonata società per azioni i nuovi soci, anch’essi nati negli anni Trenta, ambedue competenti e conosciuti nel settore a Torino: Oreste Beccuti - come Abbo esperto nel commerciale e ben inserito presso la vecchia clientela Costadoro - che ritorna così nell’azienda già in proprietà della famiglia, e Giuseppe Trombetta, un abile amministrativo, il quale a sua volta si ritrova nell’impresa che aveva assorbito la sua.