Imprese Longeve

Costadoro: un leader  nei bar del mondo

DI PARIDE RUGAFIORI

 

A partire dal fondatore Emilio Oreste Beccuti e attraverso un lungo percorso, tre famiglie piemontesi di torrefattori - Abbo, Beccuti e Trombetta - si ritrovano insieme in un’impresa, la Costadoro, segnata da una costante: produrre e fornire caffè di qualità per il settore bar. In un processo di crescita continuo, ma più deciso a cavallo tra Novecento e Duemila, dal Nord Ovest italiano a trenta paesi nel mondo, l’impresa torinese non ha perduto, anche nella tecnologia produttiva più avanzata, il fondamentale imprinting artigianale, frutto di una consolidata, storica esperienza.

La Costadoro in trent’anni e due generazioni

Negli anni Ottanta - il primo decennio segnato dalla nuova proprietà di Abbo, Beccuti e Trombetta - la Costadoro, con uffici e produzione in via Cesare Balbo e una piccola torrefazione acquisita nel 1980, la Orcafè, amplia la sua presenza a Torino, in Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, ma soprattutto si consolida come impresa, avviandosi a superare la soglia di una modesta attività famigliare.

L’impegno indefesso profuso dai nuovi proprietari, sempre detentori di quote paritarie, che garantiscono di persona per la società presso le banche, la loro buona sintonia nel rispetto delle specifiche professionalità e ruoli, la lunga esperienza nel settore, la prudente gestione delle risorse con il reinvestimento degli utili, la capacità di comprare bene il caffè come materia prima e di venderlo bene come prodotto finito, la sempre particolare cura nella torrefazione in nome della qualità permettono di far crescere clienti, produzione e fatturato.

Si gettano così le basi di una svolta decisiva nella storia della Costadoro, la costruzione del nuovo stabilimento in Lungo Dora Colletta, sempre a Torino, dove l’impresa - che ha 11 dipendenti diretti e 11 collaboratori esterni -  si trasferisce nel 1990, eliminando le strozzature e i vincoli - anche igienico-ambientali - tali da rendere ormai impraticabile la sede precedente, ma permettendo al tempo stesso di rinnovare gli impianti e di realizzare ulteriori ampliamenti nei vent’anni successivi.

Cambia dunque l’ubicazione di uffici e produzione ma non la strategia di fornire il mercato dell’utilizzatore professionale, ovvero il settore HORECA (Hotellerie-Restaurant-Cafè), dove la Costadoro ha costruito nel tempo una solida esperienza, essenziale per coprire da leader questa specifica nicchia dove contano la qualità (propria di un caffè 100 per cento arabica) e il servizio (dalla fornitura di macchine e strumenti pubblicitari alla consulenza e formazione). Una strategia utile a evitare la concorrenza su prezzi e quantità sia della grande che della piccolissima impresa.

La crescita sempre costante del prodotto negli anni Novanta (+ 16 per cento circa, in quantità) e tra il 2001 e il 2010, quando si accentua (+ 48 per cento circa), offre la conferma di questa linea, tesa ad allargare il mercato ma senza diversificarlo in tipologia di clientela e canali distributivi.

E l’allargamento del mercato di Costadoro da metà anni Novanta al 2010 e oltre è dovuto per circa il 70 per cento all’estero, in base a una politica commerciale di internazionalizzazione che prende avvio dalla Francia tramite una propria filiale e si estende in Europa, USA, Medio ed Estremo Oriente, con una produzione esportata pari a oltre il 30 per cento, in quantità, nel 2010.

Una scelta, questa, molto impegnativa per l’azienda su vari aspetti, come l’impianto di un’adeguata rete commerciale - destinata a servire 5 mila esercizi in totale - e che passa attraverso la formazione continua del barista, anche italiano, tramite strutture e corsi di formazione dedicati ed efficaci per fidelizzare il cliente, a partire dagli stessi studenti degli istituti coinvolti.

Del resto, la decisione d’intervenire sui mercati esteri è indispensabile per un’impresa del settore che intende crescere e costruisce il massimo del valore aggiunto nell’attività commerciale, in quanto il mercato domestico è articolato per aree con elevate barriere all’entrata, fortemente presidiate da imprese dure da contrastare sul loro territorio, come del resto la stessa Costadoro nel Nord Ovest.

Nel pieno della globalizzazione,  questo continuo adeguamento di uomini e strutture aziendali, via via meglio definite, al processo di crescita costituisce il filo conduttore del ventennio di Costadoro a cavallo tra Novecento e Duemila, mentre si sviluppano con successo le delicate dinamiche legate all’inserimento della nuova generazione.

Attraverso una fase di apprendistato dal basso e a vari livelli e funzioni aziendali, entrano in azienda Cesare e Lorenzo Beccuti, figli di Oreste, scomparso nel 1986, Giulio e Alberto Trombetta - mancato nel 2009, a 46 anni - figli di Giuseppe, e Stefano Abbo, figlio di Duccio, ovvero i protagonisti del presente - segnato ancora dal ruolo attivo dei padri - e del futuro di Costadoro, dopo che nel 2004 entrano come amministratori nel consiglio, presieduto da Giulio Trombetta, anche amministratore delegato.

L’inserimento dei giovani contribuisce a innovare tecniche di produzione e di vendita, a inserire pratiche di marketing e comunicazione prima sconosciute in un’impresa di circa 80 persone in organico (30 dipendenti e 50 agenti), con un fatturato in crescita tra il 2000 e il 2010 di quasi il 70 per cento, da 7,7 a 13,7 milioni di euro circa, e un utile netto del 16 per cento in media e sempre superiore al 13 per cento del fatturato, escluso nel 2009 e nel 2010, quando scende sotto il 10 per cento, risentendo della grave crisi internazionale.

Ma la Costadoro, mentre si dota di un sofisticato ciclo produttivo che valorizza la qualità, non tralascia il fondamentale imprinting artigianale nella scelta dei crudi, del loro mix, nel controllo dello standard di una tostatura mantenuta lenta, al fine di ottenere un caffè di gusto e qualità elevata e stabile, quindi ben riconoscibile nei quattro brand di miscele differenti prodotte e commercializzate per intercettare una più vasta clientela.

Sono i marchi Costadoro, Master Club Coffee - creato da Duccio Abbo negli anni Ottanta - San Francisco Caffè - acquisito con l’omonima azienda nel 2004 - e il più recente Costadoro Coffee Lab, i marchi che rendono la Costadoro nota in trenta paesi del mondo, oltre che in Italia.