Imprese Longeve

Ferrino

Ferrino: dal camping all'outdoor

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1870 la Ferrino ha percorso un lungo viaggio di successo aggiornando nel tempo l’innovazione di prodotto delle origini. A partire dall’impermeabilizzazione dei tessuti, inedita per l’Italia di fine Ottocento, ha via via messo in valore il know how originario in continua evoluzione, applicandolo a una gamma crescente di prodotti. Dalle tende per camping e usi militari e civili alle tende tecniche per escursionismo e alpinismo, fino all’outdoor, declinato nelle più svariate versioni, l’impresa torinese, rimasta familiare, ha sempre tempestivamente intercettato i mutamenti della domanda nella sua nicchia di mercato.

Verso le tende per il camping

Alberto, ovvero la seconda generazione della famiglia, ha due figli da Ester Filippone: Cesare, nato nel 1905, e Guido, nato nel 1914, la terza generazione imprenditoriale dei Ferrino.

Cesare è ingegnere chimico; Guido, il minore, architetto. I due fratelli non vanno d’accordo per ragioni personali slegate dalle scelte imprenditoriali ma che su queste scelte hanno un peso, come anche i dissensi tra Cesare e il padre Alberto.

Di conseguenza Cesare, dopo aver iniziato a lavorare in Ferrino nel 1927-28, decide di avviare un’impresa propria e lo fa a Genova. Sposato a Beatrice Rizzoli, di famiglia genovese imparentata con i Pattono, imprenditori nel settore idrosanitario con i quali il padre collabora attivamente - fonda nel 1932 la Società italiana copertoni e affini (Sicea) nella città ligure.

La Sicea non interrompe i rapporti con la Ferrino e mantiene nell’immediato le stesse tipologie produttive rivolgendosi in particolare alla clientela portuale, ma cresce l’interesse che la nuova impresa rivolge alla progettazione e realizzazione di tende più leggere e facili al trasporto, come la Sangone, tenda piccola ed economica del 1933, la Torino, la Neghelli - usata dal geografo salesiano Alberto Maria De Agostini in una spedizione nella Terra del Fuoco del 1937 - e l’Alpina, resistente ai venti estremi. Una linea di produzione più leggera, quindi, dei prodotti della Ferrino che conserva le lavorazioni di tessuti più pesanti e di tende più grosse, a uso civile e militare.

Sta di fatto che Cesare avvia con la Sicea un percorso produttivo destinato ad assumere un ruolo centrale anche per la Ferrino, rivolto ai prodotti per il campeggio, per il tempo libero inteso come esperienza accessibile a un ampio pubblico che si afferma pienamente venti-trent’anni dopo.

Gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale colpiscono duramente la Ferrino. Un bombardamento aereo provoca un incendio che costringe a traslocare gli impianti produttivi, già controllata dai militari tedeschi, fuori Torino, a Montanaro, vicino a Chivasso. Qui rimangono fino al 1946-47 per poi essere spostati nel nuovo stabilimento torinese in corso Montecucco, costruito dalla Ferrino Cesare - allorauna società in accomandita semplice - con i finanziamenti del Piano Marshall.

Negli stessi anni Cesare Ferrino cede la Sicea al fratello Guido, che a sua volta la vende verso la metà degli anni Sessanta ai Moretti, e nel 1953 fonda a Chieri la Siten-Società italiana tessuti e nastri srl, trasformata in sas nel 1958, fornitrice anche della Ferrino. Quando la Sicea passa a Guido, si scioglie quello che fino ad allora aveva operato come una sorta di piccolo gruppo informale di società autonome ma legate da rapporti di scambio e fornitura di materiali e prodotti. E con Guido, la Sicea poi Moretti diventa una concorrente di fatto della casa torinese guidata dal padre.

Nel 1959 entra in Ferrino la quarta generazione con Alberto, nato nel 1932, figlio di Cesare e quindi nipote dell’omonimo nonno.

Ed è a fianco del nonno che Alberto, neo ingegnere aeronautico, si trova a lavorare in azienda, dove è sollecitato dalla famiglia a entrare subito. Tramite il suo ingresso si vuole evitare per tempo la chiusura per il vuoto generazionale destinato a crearsi con il declino e la fine dell’anziano Alberto, ormai oltre gli ottant’anni. E il giovane nipote accetta anche per senso di responsabilità verso la storia di un’azienda che da quasi un secolo porta il nome dei Ferrino e produce quelle tende con cui ha vissuto fin da bambino.

Alberto percepisce rapidamente l’esigenza prioritaria di aumentare il fatturato, rimasto sostanzialmente stabile negli anni Cinquanta, ampliando l’offerta sia in termini di espansione territoriale del mercato sia di allargamento e specializzazione della gamma, orientata su prodotti a più elevato valore aggiunto.

E per ottenere questo risultato intercetta negli anni Sessanta i primi segnali della domanda di un turismo di evasione dalla città, di un tempo libero da consumare a basso costo e all’aria libera ma in forme rassicuranti, come testimonia quella tenda a casetta che diventa un prodotto di punta della Ferrino a fianco dei carrelli tenda.

Quindi, senza abbandonare nell’immediato i prodotti tradizionali, destinati però a ridursi e a scomparire come i teloni e copertoni impermeabili, ma puntando sulla produzione seriale di tende, Alberto Ferrino incrementa la produzione per il campeggio. E a metà degli anni Sessanta, per alleggerire e specializzare il ciclo produttivo riducendo i costi, elimina le fasi di lavorazione dei tessuti (finitura, tintura, impermeabilizzazione) avvalendosi di tessuti acquistati in Francia.