Imprese Longeve

 

Fiat: un gruppo familiare, imprenditoriale e manageriale sempre grande nel tempo

DI PARIDE RUGAFIORI

Dal 1899 a oggi, da Torino al mondo, Fiat è sinonimo di automobile. In realtà l’automobile offre un’immagine efficace ma parziale della complessa traiettoria di un’impresa a lungo articolata in attività e interessi molteplici e diversificati, pur senza mai abbandonare il core business delle macchine per il trasporto di uomini e cose.

E nella coralità della sua storia si intrecciano le vicende degli Agnelli, una dinastia imprenditoriale sempre proprietaria in Fiat, e di generazioni di manager e lavoratori nel contesto di una continuità della grande dimensione unica per il capitalismo privato italiano del Novecento.

Fiat Chrysler. Un player mondiale

La storia cede ora il passo alla cronaca.

Sul finire del decennio, mentre imperversa una grave crisi economico-finanziaria mondiale, la Fiat vive un altro passaggio della sua lunga vicenda, destinato a mutarne radicalmente il profilo come mai prima accaduto.

Nel giugno 2009 viene stipulato un accordo tra Fiat e Chrysler, terzo produttore americano, che consiste in un’alleanza strategica globale. Il Gruppo Fiat acquisisce il 20 per cento di quello americano con la prospettiva di arrivare al 35 per cento se vengono raggiunti determinati obiettivi stabiliti dall’intesa e di salire al 51 per cento successivamente, ma non prima che siano rimborsati i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici del governo statunitense e canadese, pari a circa 7,5 miliardi dollari. In cambio della partecipazione in una Chrysler già depurata delle attività più deficitarie, in cui l’azionista di maggioranza è il sindacato americano dell’auto, Fiat non mette denaro, ma prodotti, piattaforme e tecnologie, decisive nei prodotti puliti di bassa gamma, da sfruttare in condivisione come i prodotti e le piattaforme del partner, le reti distributive e i fornitori.

Un accordo che funziona. Fiat sale al 52 per cento di Chrysler nell’estate 2011, poi al 58,5 agli inizi del 2012 e fa intravedere la concreta possibilità di arrivare al controllo maggioritario e alla fusione tra le due società, generando un’impresa strutturata per blocchi continentali (Europa, America, Asia) e vicina alla soglia di 5-6 milioni di vetture prodotte, necessarie per sopravvivere nel mondo dell’auto a livello globale e per giustificare la mole degli enormi investimenti necessari a sviluppare nuovi modelli.

Un player su scala globale, quindi, ovvero l’obiettivo, definito dieci anni prima, finalmente raggiunto.

La Fiat che acquisisce la partecipazione in Chrysler è la Fiat Group Automobiles, che nel gennaio 2007 ha sostituito l’ormai storica Fiat Auto Spa e dal gennaio 2011 è totalmente controllata da Fiat Spa, una delle due società in cui viene diviso il Gruppo Fiat. L’altra società è Fiat Industrial.

Fiat Spa è la holding di un gruppo che comprende varie società operative in tre settori: oltre a Fiat Group Automobiles, Maserati e Ferrari (automobili); Fiat Powertrain Tecnologies, Magneti Marelli, Teksid, Comau (componenti e sistemi di produzione); Itedi, che controlla l’Editrice La Stampa, e Publikompass (editoria e comunicazione).

Fiat Industrial  Spa è la holding di un gruppo che comprende: Iveco (veicoli industriali e bus), CNH (macchine agricole e movimento terra), Fiat Powertrain Tecnologies Industrial (motori e trasmissioni).

L’azionista di maggioranza di Fiat Spa e Fiat Industrial Spa e la Exor Spa, dal 2009 nuova denominazione di Ifi che nel 2008 ha incorporato l’Ifil. La Exor spa è controllata dalla Giovanni Agnelli e C. Sapa, in proprietà ad oltre cento discendenti Agnelli.

La personalità della famiglia che ne rappresenta gli interessi in posizioni di primo piano è John Elkann, presidente della Giovanni Agnelli e C. Sapa, di Exor Spa, di Fiat Spa.