Imprese Longeve

Italgas

Italgas: l’impresa che fornisce energia a imprese, enti e cittadini da quasi due secoli

DI PARIDE RUGAFIORI

Nata a Torino a metà dell’Ottocento per produrre e distribuire gas per l’illuminazione
e il riscaldamento, l’Italgas si espande rapidamente su scala nazionale fino a diventare un grande gruppo di imprese chimiche, elettriche e di servizio dopo la Prima guerra mondiale.

Ritornata in parte alla missione originaria con il riassetto avviato negli anni Trenta, l’Italgas rimane un’impresa privata fino al 1967 quando passa all’ENI, diventando protagonista della metanizzazione in Italia.

La crescita di primo Novecento

A fine Ottocento la Società Italiana per il Gas conferma e irrobustisce il profilo multinazionale che l’ha distinta fin dalle origini, con il nuovo inserimento di capitali tedeschi. La platea dei suoi maggiori azionisti allinea infatti alcuni grandi nomi della finanza europea: oltre al Credito Italiano, la Compagnie pour la France e l’Etranger, la Banque de Paris et Pays Bas, il Crédit Gènèral Liègeois, la National Bank für Deutschland, il Banco Sconto e Sete, ma anche nuovi privati come Erminio Vogel, già titolare della Società Italiana Gas di Milano, il più importante tra gli acquisti effettuati in quegli anni dalla Società Italiana per il Gas.

Nel primo decennio del Novecento, infatti, nel pieno del decollo industriale del Nord Ovest, mentre la concorrenza dell’elettricità si fa sentire e le amministrazioni locali avviano processi di municipalizzazione dei principali servizi ma non del gas a Torino, la via della crescita passa attraverso una politica di acquisizioni che consenta di mantenere e incrementare spazi di mercato senza affrontare nell’immediato investimenti importanti e di lungo ammortamento.

E la crescita dimensionale deve accompagnarsi a un allargamento dei servizi offerti ad uso domestico, commerciale e industriale.

Tuttavia, anche per questa esigenza, la sola acquisizione di esercizi spesso piccoli, inefficienti e difficilmente inseribili in una gestione armonica e unitaria, non risolve il nodo centrale -l’obsolescenza degli impianti - da affrontare con adeguati investimenti che infatti riprendono.

Siamo a ridosso della Grande Guerra. Il conflitto, se da un lato offre l’occasione di risultati economici positivi, dall’altro sollecita a rivedere i cicli produttivi in favore dell’integrazione verticale e della diversificazione e a ridefinire l’assetto istituzionale stesso della Società Italiana per il Gas.

Infatti, la previsione che il settore del gas debba soffrire di ostacoli e difficoltà nella conversione del dopoguerra apre la strada all’ingresso in settori chimici collaterali sia perché ritenuti più profittevoli sia perché funzionali alla fornitura di materie prime e semilavorati.

Ma l’adozione di questa linea strategica passa attraverso uno scontro e il rimescolamento degli equilibri interni: i francesi non approvano una svolta tanto costosa, affrontata con un aumento di capitale che rischi di far saltare gli assetti societari.