Imprese Longeve

 

La Stampa: informazione come impresa

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi un secolo e mezzo “La Stampa” si colloca tra i pochi, grandi protagonisti della stampa italiana. Un giornale e un’azienda dal passato e dal presente ricco di esperienze innovative, sempre all’avanguardia editoriale e tecnologica, in grado di animare e difendere la libertà di opinione in fasi molto dure della storia italiana mettendo in campo risorse giornalistiche di grande rilievo. Senza mai tradire le profonde radici nella terra in cui si pubblica.

I difficili anni Settanta

Alberto Ronchey, vicino al Partito repubblicano, corrispondente e inviato speciale in URSS, USA e nei paesi dell’Est, già al “Corriere della sera”, punta a rafforzare le pagine internazionali e speciali, la terza pagina e il notiziario economico, raffinando l’attenzione della “Stampa” verso la società italiana, senza però toccare le rubriche popolari e la cronaca cittadina tanto care a De Benedetti e punto di forza del giornale, vivacizzato anche con nuove rubriche, con collaboratori e giornalisti brillanti (dalla Ginzburg ad Arpino, a La Valle, Levi, Tornabuoni, Pansa, Biagi, Giovannini).

Durante la direzione di Ronchey, dal 1969 alla metà del 1973, i dati della tiratura e della diffusione rimangono stabili, rispettivamente attorno a 500 e 420 mila copie giornaliere, mentre i bilanci dell’editrice cominciano a segnare perdite, ancora modeste nel 1970 e 1971 ma salite già nel 1973 a circa 1,2 miliardi di lire.

È solo l’inizio di un trend pesantemente negativo durato fino al 1977 con perdite massicce (3,6 miliardi nel 1974; 5,6 nel 1978; 4,1 nel 1975; 1,6 nel 1976), seguite da utili risicati nel 1978 e 1979. La Società editrice La Stampa - guidata tra il 1968 e il 1981 da Furlotti, Giovannini e Cuttica, amministratori delegati, con Gianni Agnelli e lo stesso Giovannini presidenti - torna davvero in utile solo nel 1980.

Negli anni Settanta “La Stampa” è dunque sull’orlo del collasso, tanto da vendere la sede alla Fiat; si trova nel pieno di una crisi gravissima, come del resto tutto il settore dell’editoria di quotidiani se solo 4 testate su 76 registrano utili, peraltro minimi. Una crisi in sintonia con la più ampia e altrettanto grave crisi economica nazionale e internazionale.

Non che al quotidiano torinese manchino iniziative e interventi per migliorarne l’andamento, affrontando problemi come il facsimile per la trasmissione a Roma, il settimo numero, la pubblicità (con Publikompass dal 1972), il recupero di “Stampa Sera” in evidente declino, l’ampliamento delle edizioni locali, il settimanale “Tuttolibri”, la riorganizzazione delle strutture in chiave manageriale, l’azione di rinnovamento nella rappresentanza di categoria degli editori.

E forte è anche l’impegno dei manager e di Arrigo Levi, direttore dal 1973 al 1978 - inviato speciale, già al “Corriere della Sera” e al “Giorno” e noto volto televisivo - ma incontra difficoltà e ostacoli, non riesce a ribaltare la situazione in tempi stretti, come dimostra il calo di tiratura e diffusione, che registrano un secco declino già tra il 1973 e il 1974 (rispettivamente da 516 e 425 mila a 450 e 363 mila copie giornaliere) per continuare a scendere, sebbene più lentamente, fino al 1980 (430 e 333 mila copie), mentre l’organico cresce senza sosta tra il 1968 e il 1975 (da 887 a 1211 unità) per diminuire, ma di poco, tra il 1976 e il 1980 (quando ammonta a 1104 unità).

Il fatto è che il giornale dovrebbe affrontare in tempi rapidi e con investimenti e modalità efficaci l’epocale trasformazione tecnologica in atto anche nel settore della carta stampata - e al cui appuntamento si arriva già in ritardo - dalla fotocomposizione all’offset, all’incisione tramite laser, all’informatizzazione fino ai videoterminali. Un’operazione ardua di per sé, ma resa ancor più difficile in una fase di rapida ascesa dei costi (personale, carta, energia) e di grande resistenza sindacale. Mentre il clima politico e sociale si fa sempre più teso per l’attacco terrorista rivolto anche alla “Stampa” nella persona del vicedirettore Carlo Casalegno, giornalista antifascista, già nel Partito d’azione e in Giustizia e Libertà, assassinato dalle Brigate rosse nel novembre 1977.

Di conseguenza, si arriva alla ristrutturazione solo con i primi anni Ottanta, tramite la riduzione delle edizioni, della diffusione e dell’organico, dopo anni di tensioni sindacali molto dure e accordi faticosamente raggiunti tra il 1976 e il 1983 sull’introduzione delle nuove tecnologie, che, attraverso un ciclo di investimenti iniziato nel 1979 e concluso nel 1984, consentono un notevole recupero di produttività e redditività.

Si avvia così un’inversione di tendenza con il rilancio della distribuzione e delle pagine provinciali, mentre viene potenziata la raccolta pubblicitaria e sono avviate numerose iniziative verso la società, come nelle scuole, per ricostruire l’immagine e la presenza attiva del giornale.