Imprese Longeve

 

La Stampa: informazione come impresa

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Da quasi un secolo e mezzo “La Stampa” si colloca tra i pochi, grandi protagonisti della stampa italiana. Un giornale e un’azienda dal passato e dal presente ricco di esperienze innovative, sempre all’avanguardia editoriale e tecnologica, in grado di animare e difendere la libertà di opinione in fasi molto dure della storia italiana mettendo in campo risorse giornalistiche di grande rilievo. Senza mai tradire le profonde radici nella terra in cui si pubblica.

Il rilancio degli anni Ottanta

La ripresa della “Stampa” negli anni Ottanta trova conferma nella dinamica degli indicatori fondamentali.

La società editrice produce utili in tutti gli anni, con punte elevate in particolare nei trienni 1980-81-82 (4,2; 7,1; 2,1 miliardi) e 1986-87-88 (15,1; 13,1; 12,4 miliardi), mentre la tiratura e la diffusione crescono in continuità dalle 430 e 333 mila copie giornaliere medie del 1980 fino alle 622 e 393 mila del 1983, quando “La Stampa” supera il “Corriere della sera”, per attestarsi negli anni tra il 1984 e il 1990 su valori attorno alle 550-570 mila copie tirate e 410-430 mila diffuse. Il fatturato pubblicitario passa da 28 miliardi nel 1980 a 80 nel 1987 e le pagine da 45 a 56. Mentre si aggiungono giornalisti e collaboratori, sempre di qualità (come Ormezzano, Pirani, Zaccaria, Piazzesi, Zucconi, Forattini, ma anche Primo Levi, Kissinger, Spadolini).

Si arriva invece alla chiusura di “Stampa Sera”, in edicola fino al 18 aprile 1992, dopo un inarrestabile declino e una voragine di perdite senza sosta per tutto il decennio.

Alla “Stampa”,Arrigo Levi ha ceduto la direzione a Giorgio Fattori, che arriva dall’ ”Europeo” e guida il giornale tra il 1978 e il 1986, a sua volta sostituito fino al 1990 da Gaetano Scardocchia, di area laica, dopo aver lavorato al “Giorno”, al “Corriere della Sera” e in “Repubblica”.  A dirigere l’editrice viene nominato direttore generale e amministratore delegato Marco Benedetto in arrivo dalla Fiat, che subentra a Cuttica, fino al 1984, quando lascia il posto a Paolo Paloschi, direttore tecnico de “La Stampa” e ingegnere elettronico, il cui profilo professionale dimostra quanto sia diventato importante il tema dell’innovazione tecnologica, mentre la presidenza rimane a Gianni Agnelli.

Negli Ottanta sono due gli anni cruciali per il quotidiano torinese: il 1986 e il 1989.

Nel 1986 diventa operativo il progetto di rinnovamento tecnologico ed editoriale che prevede investimenti per circa 100 miliardi in tre-quattro anni e, tramite l’ampio e fattivo coinvolgimento di giornalisti e poligrafici, si realizza nel 1989. In quell’anno entra in marcia il nuovo stabilimento completamente automatizzato con le rotative da 70 mila copie all’ora (una, nuova, anche a Roma) e i nuovi impianti a monte - per la trasmissione e ricezione e per il trasporto delle bobine - e a valle - per la confezione, lo smistamento e la spedizione del giornale. Il tutto organizzato e controllato informaticamente.

“La Stampa”, ora video impaginata, che appare in edicola il 27 giugno 1989, è dunque molto diversa dal solito, si presenta in un nuovo formato e con un’inedita formula editoriale. È un «multiquotidiano», in realtà, articolato su due fascicoli per l’edizione nazionale e tre per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta, ricco di supplementi (Tuttoscienze, Tuttodove, Tuttocome, Torinosette), forte di varie redazioni staccate, compresa la nuova redazione romana, e di corrispondenti collegati per via telematica, mentre l’organico, pari a 870 dipendenti, viene ridotto di circa 230 unità nel giro di sei anni.

Il rinnovamento è dunque davvero radicale, nella grafica, nell’impaginazione, nei contenuti, tuttavia i risultati non soddisfano le aspettative: le vendite calano di circa 30 mila copie giornaliere tra il 1989 e il 1990.

Oltre alla concorrenza dell’edizione torinese di “Repubblica” partita nell’aprile 1989, pesa altresì una certa disaffezione verso il giornale da parte di lettori che non apprezzano la sua articolazione in tre fascicoli indipendenti, ritenuta scomoda e dispersiva. E il calo di vendite si registra soprattutto a Torino e in Piemonte, indicando come i primi segni concreti di distacco siano manifestati proprio dal nucleo centrale, storico, del pubblico della “Stampa”.