Imprese Longeve

Pastiglie Leone

Pastiglie Leone: artigianato dolciario per eccellenza

DI PARIDE RUGAFIORI

 

In oltre un secolo e mezzo Pastiglie Leone - un nome che identifica al tempo stesso l’impresa e un suo storico prodotto - ha segnato il passato e il presente dell’arte dolciaria. Da Alba a Torino, da Luigi Leone ai Balla e Monero, le sue dolcezze, i suoi aromi non hanno cessato di contribuire a plasmare il gusto italiano e a diffonderlo in vari paesi del mondo. Mantenendo sempre elevata la qualità nel mutare delle forme dell’immagine, della comunicazione, della distribuzione.

Le ragioni del successo

Il mix di fattori alla base del successo, oltre alla capacità di valorizzare al meglio e in armonia le competenze messe in campo dalla famiglia, si fonda sul continuo aggiornamento delle pratiche di marketing e comunicazione senza intaccare l’alta qualità dei prodotti, via via ampliati anche tramite il recupero di tipologie e tecniche di lavorazione antiche.

Questo intreccio virtuoso tra alta qualità e attenzione al marketing, in un’efficace interazione tra culture generazionali diverse, produce risultati importanti, a volte anche inattesi.

E la tenace costanza di Guido Monero, responsabile della produzione, nell’usare solo ingredienti assolutamente naturali e di elevata qualità rimane essenziale per intercettare nuovi canali distributivi e una clientela dai gusti in via di affinamento.

È il caso dei prodotti «senza zuccheri», con il plurale introdotto dalla Leone per evitare analogie con prodotti di altri, presentati strumentalmente senza zucchero ma che usano invece fruttosio, ovvero uno zucchero e pure più calorico. Si tratta, per la Leone, di una linea di prodotti già pensata dal direttore commerciale Mezera, rapido nel prevedere prima di altre imprese, anche grandi, uno spazio di mercato in via di crescita, e che Guido Monero crea utilizzando ingredienti di origine naturale, allora sconosciuti di fatto. Prende così avvio la linea Leonsnella - recante il marchio Dente Felice - destinata a un notevole successo presso le erboristerie, ovvero nel nuovo canale distributivo che la Leone riesce a presidiare con la stessa efficacia con la quale si è inserita fino ad allora nella drogheria tradizionale che dell’erboristeria è in qualche misura l’antenata.

Una conferma, dunque, della grande capacità di Guido Monero nel creare e innovare i prodotti di alta confetteria lavorando sempre componenti di prima qualità, come le gommose con pura gomma arabica; le prime gelatine incartate e lavorate con purèe di frutta; le galatine con latte non in polvere; le goccioline - di lavorazione tanto costosa da continuarne la produzione piuttosto come testimonianza degli antichi valori aziendali che per un ritorno economico adeguato - per arrivare alla più recente e fortunata riscoperta della produzione di cioccolato, abbandonata in Leone fin dagli anni Sessanta, ma un cioccolato lavorato a pietra come nel Settecento,  con il 70 per cento di fave di cacao, senza uso di burro di cacao, quindi ricco di fibre e adatto alle erboristerie.

Non a caso Marca Leun («Marca Leone») diventa un neologismo dialettale piemontese usato da tempo per indicare un prodotto realizzato a regola d’arte, un lavoro eseguito con grande perizia, che ritorna anche nelle pagine di Primo Levi in Chiave a stella.

È con questi preziosi atout che l’alto di gamma, tipico della Leone, prende anche la via dei mercati esteri - prima quasi assenti ma adesso seguìti con un’attenzione non episodica - che arrivano a coprire un 10 per cento circa del fatturato, in Europa, con la Germania in testa, negli USA e in Canada, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, anche tramite operazioni di private label dopo che la casa torinese inizia, dal 1999, a partecipare alle grandi fiere dolciarie e alimentari di qualità in Europa e negli USA, un mercato, questo, tradizionalmente difficile.

Ma la Leone decide di entrare anche nella grande distribuzione, dopo essere riuscita a farsi apprezzare e vendere dai grandi distributori grossisti, cogliendo la nuova attenzione prestata dai grandi punti vendita ai prodotti di qualità, così come entra fin da subito - ed è facilmente comprensibile - nei circuiti di qualità sia legati a Slow Food che allestiti da Eataly.

Intanto, con il passaggio al nuovo stabilimento e i dipendenti aumentati a sessanta circa, in maggioranza donne, si accelera l’inserimento delle antiche e rinnovate capacità artigianali in un’impresa dalla struttura definita, con responsabilità e ruoli precisati, con linee di produzione funzionali ed efficienti.

Ora la storia lascia spazio alla cronaca ma continua a fornire una risorsa decisiva per il futuro di Pastiglie Leone.