Imprese Longeve

 

Peyrano: il tempio del cioccolato

DI IVAN BALBO

 

Nell’atto di celebrare un secolo di vita, la Peyrano festeggia anche la rinascita con la famiglia degli storici proprietari, il rilancio ad un passo dalla chiusura. La parabola della Peyrano, una delle poche aziende italiane a gestire l’intero ciclo del cioccolato, racconta una realtà in bilico tra laboratorio artigiano e impresa: un’azienda capace di conservare antichi procedimenti e la tradizionale qualità delle materie prime mentre innova e rinnova il prodotto attraverso l’abile uso del packaging.

Gli avvicendamenti al vertice degli ultimi quindici anni

Le morti di Angiola, nel 1995, e di Giacomo, l’anno seguente, incrinano gli equilibri interni alla società e i rapporti tra i due nuclei familiari facenti capo ai fratelli Giorgio e Giuseppe, rimasti consoci dell’azienda al 50%. I dissapori si accentuano finché, nel 2002, si decide di assegnare l’intera società ad uno dei due nuclei, che concorrono all’acquisto dell’altra metà attraverso una regolare asta. Giorgio Peyrano Pedussia e la moglie Bruna Giorgio, senza figli, cedono infine il passo ai consoci. Nella società, intanto trasformata in srl, subito dopo subentra la famiglia Maione, che rileva la metà dei soci uscenti oltre all’1% della quota di Giuseppe e consorte. L’ingresso in Peyrano dei Maione, campani già impegnati nell’automotive e in particolare nella componentistica Fiat, rientra in una più ampia strategia di interesse per il settore alimentare, varata alla fine degli anni Novanta e testimoniata dall’acquisizione del Pastificio Russo, del Pastificio di Nola e della Molisana. Inizia dunque una fase di convivenza al vertice tra i Maione e la famiglia di Giuseppe Peyrano, caratterizzata da progetti ambiziosi: vengono aperti negozi di proprietà a Roma e Napoli (2003), ma si immaginano altresì punti vendita a Parigi, in Costa Azzurra e a Tokyo; si ipotizza (2004) l’acquisto della Streglio, storica azienda cioccolatiera piemontese dichiarata insolvente in seguito al tracollo della Parmalat; si elaborano gusti “di tendenza”, alternativi, come i grissini mignon ricoperti di cioccolato e aromatizzati alla paprika, alla cannella o alla noce moscata.

Intanto, però, nel 2006 la società si trasforma in una spa, con un ulteriore mutamento dei rapporti di forza a favore del gruppo Maione: escono infatti dal CdA sia Giuseppe Peyrano che la figlia Angiola.

Siamo ai delicati passaggi degli anni più recenti, quando improvvisamente la situazione societaria si fa molto critica, finché nel 2010 la Peyrano viene dichiarata fallita. Difficile, a così breve distanza dagli eventi, capire le cause profonde del crack, ma negli stessi anni il gruppo Maione perde anche molti dei pastifici che ne contrassegnano l’impegno nel settore alimentare.

Il 2 marzo 2011, a seguito di un’asta fallimentare, Giorgio e Bruna Peyrano sono riusciti a rientrare in possesso dell’azienda. I coniugi ne sono proprietari al 100%, ma sono coadiuvati nella direzione da Anna e Giovanni Sutti, figli di una sorella di Bruna, destinati a raccogliere l’eredità degli zii. E la proiezione nel futuro si spinge ancora più in là, come dimostra la ragione sociale della srl creata per rilevare l’impresa, denominata “Jacopey” per richiamare il piccolo Jacopo Sutti, figlio di Giovanni. Il 2 giugno 2011 Giorgio e Bruna Peyrano hanno riaperto e rilanciato un’impresa e un marchio che, nonostante le vicissitudini, non ha perso di fascino. I nuovi proprietari, mentre confermano la tradizionale attenzione per l’alta qualità del prodotto, puntano ad un ringiovanimento e ad una democratizzazione del loro mercato, anche sfruttando le potenzialità promozionali legate alla collaborazione con Slow food. La Peyrano si propone così come interessante caso di società familiare longeva in cui la storica proprietà si è rilanciata al vertice dopo una momentanea fase di estromissione.