Imprese Longeve

Pininfarina: idea, progetto, ingegneria, industria dell'automobile (e non solo)

DI PARIDE RUGAFIORI

Dal 1930 Pininfarina è sinonimo di stile italiano nel mondo dell’auto. Una famiglia, più generazioni non hanno costruito e sviluppato solo un’impresa dal brand prestigioso ma un modo originale di concepire e costruire vetture di qualità su scala industriale, oltre i confini dell’artigianato di lusso. Un esempio eccellente di quella cultura del progetto e dell’industria legata all’automobile storicamente tipica di Torino.

 

Come resistere nella crisi dell’auto

Si aprono gli anni Settanta e la prima grave crisi petrolifera. Un decennio tra i più difficili nell’ormai quasi secolare storia dell’automobile, mentre qualche grande protagonista rischia il tracollo, come la Fiat.

Ma la Pininfarina non precipita nel vortice della crisi, anzi si difende con risultati sostanzialmente buoni, seppur attraverso un andamento oscillante: crescita seppur più modesta tra il 1970 e il 1974, rallentamento nel 1975, crisi nel 1976-77 - il biennio più duro - buona ripresa nel 1978 e nel 1979, quando l’impresa tocca il nuovo record storico con 26 643 unità prodotte e l’occupazione risalita a 2 528 dipendenti.

In effetti, pur nel contesto di relazioni industriali appesantite da una conflittualità esasperata, mentre cresce del 25 per cento il costo della forza lavoro e del 30 per cento il prezzo delle materie prime, in un clima sfavorevole per il prodotto automobilistico fortemente criticato nel pieno della crisi energetica, l’impresa torinese cede partecipazioni non strategiche e continua a investire in impianti ampliati e nuovi come la Galleria del vento, unica di questo tipo in Europa. L’adeguamento di strutture e tecnologie genera significativi aumenti di produttività e aggiornamenti tecnici che consentono l’omologazione dei prodotti sui mercati esteri, dove la Pininfarina è solidamente insediata e sono ben note e apprezzate le sue creazioni (dalle Fiat 124 e Alfa Romeo spider alle Lancia Flavia e Gamma, alle Peugeot cabrio e coupé).

Certamente gioca a vantaggio dell’impresa torinese il fatto di produrre per fasce di mercato a reddito medio alto mentre la crisi colpisce soprattutto le produzioni di grande serie destinate alle fasce basse. E per questo aspetto Pininfarina è in linea piuttosto con l’andamento delle case straniere che puntano verso l’alto di gamma e non fanno centro sulle produzioni a basso prezzo, come invece la Fiat.

Tuttavia, pesa molto la capacità di cogliere in tempo i connotati nuovi del mercato automobilistico - e non solo - ora estremamente variabile, lontano dalla crescita ininterrotta e facilmente prevedibile sul versante della programmazione d’impresa. S’impone quindi la necessità di ristrutturare i processi produttivi, di differenziare i prodotti ampliando la varietà dei modelli e personalizzandoli al massimo per un mercato ormai flessibile e ondivago che va incontrato in tempi rapidi e con grande flessibilità progettuale e produttiva. A ben vedere, mentre i produttori deverticalizzano, si crea una grande occasione per i carrozzieri di prestigio e tradizione come i Pininfarina, che la colgono anche diversificando l’attività di disegno e realizzazione di prototipi in altri settori oltre a quello automobilistico, rimasto peraltro centrale.

E per affrontare un contesto in via di rapido e continuo cambiamento, nel 1978-1979 viene definita una configurazione d’impresa più agile e concorrenziale. Da una struttura organizzativa articolata per direzioni con un staff centrale di supporto, si passa a una struttura divisionalizzata di gruppo ad holding, con una capogruppo finanziaria (Pininfarina Spa) che controlla alcune società operative impegnate nel settore industriale, nella ricerca, nello sfruttamento del brand a livello internazionale, nel design industriale (Industrie Pininfarina Spa, Pininfarina Studi e Ricerche Spa, Pininfarina International SA, Progetcar Srl).