Imprese Longeve

Pininfarina: idea, progetto, ingegneria, industria dell'automobile (e non solo)

DI PARIDE RUGAFIORI

Dal 1930 Pininfarina è sinonimo di stile italiano nel mondo dell’auto. Una famiglia, più generazioni non hanno costruito e sviluppato solo un’impresa dal brand prestigioso ma un modo originale di concepire e costruire vetture di qualità su scala industriale, oltre i confini dell’artigianato di lusso. Un esempio eccellente di quella cultura del progetto e dell’industria legata all’automobile storicamente tipica di Torino.

 

Tecnologie e prodotti nuovi

Gli anni Ottanta registrano fin dagli inizi lo sforzo della proprietà e del management di adeguare impianti e prodotti tramite nuove tecnologie labour e capital saving ma anche cassa integrazione e prepensionamenti per riguadagnare più elevati livelli di produttività, sfruttando relazioni industriali tornate favorevoli all’impresa, nel ripristino di un assetto gerarchico stabile. E i risultati non tardano a vedersi: i dipendenti passano da 2528 nel 1979 a 1754 nel  1985 mentre il fatturato reale cresce del 27 per cento e raddoppia per dipendente, da 113 a 216 milioni.

In effetti l’azienda avvia un processo di revisione tecnologica dei processi produttivi, destinato a proseguire anche nel decennio successivo, che si avvale in misura crescente di sistemi ad automazione integrata, non più solo modulare, in grado di facilitare il rapido passaggio da una serie all’altra e di supportare quindi la progettazione e la produzione di vetture complete, che Pininfarina riprende dopo oltre vent’anni su una scala interessante, se nei primi anni Ottanta le auto complete coprono circa un quarto della produzione. Del resto la tendenza generale verso prodotti diversificati e di qualità favorisce quel tipo di rapporto integrato tra committente e stilista fin dalla progettazione e ingegnerizzazione che la casa torinese persegue da tempo, dirottando consistenti risorse in ricerca nel suo Centro studi e ricerche di Cambiano, mentre impianta due nuovi stabilimenti a San Giorgio (1985) e Bairo Canavese (1998).

Inoltre si favorisce il passaggio dal design automobilistico a quello industriale più generale - già ben praticato da Pininfarina - mettendolo in valore e ampliandolo a campi ed applicazioni sempre più ampi, oltre i mezzi di trasporto, tramite una nuova società, costituita nel 1986, la Pininfarina Extra Srl, che sviluppa attività di product e interior design per prodotti di grande marca e diffusione.

Superata senza danni la crisi dei primi anni Ottanta (in particolare del biennio 1980-1981), in sintonia con la ripresa dell’economia mondiale, trainata da quella americana, dal 1984 si apre anche per Pininfarina una stagione espansiva durata sei-sette anni con performance di rilievo per un gruppo in grado di far lievitare il fatturato in termini reali di oltre il 100 per cento nel decennio con un’occupazione ridotta del 25 per cento.

È in questo periodo particolarmente felice, segnato da modelli di successo per Fiat, Alfa, Lancia, Ferrari, Peugeot ma anche per General Motors, che la vicenda ormai ultracinquantennale dell’impresa si arricchisce di due momenti significativi: l’arrivo in Borsa nel 1986 e l’ingresso in Consiglio, nel 1987, della terza generazione dei Pininfarina (Lorenzo, Paolo e Andrea, figli di Sergio, molto impegnato anche in Confindustria, di cui è presidente tra il 1988 e il 1992). Non è ancora il passaggio di mano definitivo, sebbene Andrea salga ai vertici operativi della Industrie Pininfarina Spa, ma certo il processo di ricambio generazionale è avviato in un gruppo che peraltro si fonda su una solida struttura manageriale.