Imprese Longeve


Società Reale Mutua di Assicurazioni: continuità di una tradizione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1828 la Società Reale Mutua di Assicurazioni opera nel settore assicurativo con l’originale profilo mutualistico iniziale. Da piccola compagnia torinese impegnata solo nel ramo incendi è cresciuta alle dimensioni di un Gruppo attivo nei vari rami assicurativi in Italia e all’estero, dimostrando nel lungo periodo una grande capacità di tenuta e d’innovazione senza tradire le sue peculiari radici storiche.

Cento anni di uomini e numeri

I primi cento anni della Reale Mutua, tra il 1828 e il 1928, permettono alcune valutazioni analitiche di lungo periodo sulle coordinate fondamentali della traiettoria aziendale, riferite sia agli uomini in posizioni di comando sia ai principali indicatori economico-finanziari di bilancio.

In merito ai vertici della Società, in particolare ai presidenti del Consiglio generale e del Consiglio di amministrazione - emerge un trend abbastanza netto, sia pure con differenze tra i due organismi.

La carica di Presidente del Consiglio generale, con l’iniziale eccezione dell’avvocato Luigi Colla, è ricoperta in continuità dalle origini fino alla metà degli anni Novanta dell’Ottocento da aristocratici di antica nobiltà: Antonio Nomis di Pollone, Gustavo Benso di Cavour, Emilio Bertone di Sambuy, Alessandro Pernati di Momo (presidente anche della Compagnia Anonima di Assicurazione contro i danni degl’Incendj a premio fisso, meglio nota come Toro Assicurazioni) ed Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, a conferma di come gli interessi delle èlites nobiliari tendano a radicarsi prevalentemente nel settore assicurativo - e nel bancario - piuttosto che nell’industria in via di crescita. Ma dopo la metà degli anni Novanta, gli aristocratici cedono il passo a esponenti della borghesia degli affari e delle professioni, quali gli avvocati Leopoldo Usseglio e Riccardo Cattaneo, mostrando come il profilo dei vertici si allinei in qualche misura al contesto socioeconomico in via di modernizzazione durante la crescita in età giolittiana, che richiama anche la Reale Mutua a scelte meno tradizionali. Inoltre, in vari casi (Colla, Nomis, Cavour, Pernati, Balbo Bertone di Sambuy, Cattaneo) questi uomini ricoprono cariche parlamentari (senatore, deputato) e  amministrative (come lo stesso Sambuy , sindaco di Torino).

Anche tra i presidenti del Consiglio di amministrazione non mancano gli aristocratici,  in prevalenza di antica nobiltà (Francesco Capris di Cigliè, Zaverio Ripa di Meana, Carlo Cordero di Vonzo) e in un solo caso di recente nobilitazione (Antonio Piola), ma l’occupazione della carica da parte di nobili  è  meno forte e non continuativa che non alla presidenza del Consiglio generale. Infatti, già dagli anni Trenta dell’Ottocento, agli aristocratici si alternano borghesi degli affari e delle professioni: Luigi Colla e Modesto Paroletti, avvocati; Benedetto Brunati, ingegnere; Leandro Saracco, Carlo Avondo, Augusto Clara, avvocati come Paolo Massa (presidente anche della Toro Assicurazioni); Candido Borella, ingegnere; Guido Fornaris, avvocato), mentre solo due presidenti ricoprono cariche politiche (Colla, senatore, e Massa, deputato). Sembra quindi che a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione, ovvero di un organo sociale più vicino alla conduzione diretta dell’impresa, vengano designati con maggiore frequenza che nel Consiglio generale uomini con una qualificazione ed esperienza professionale meglio adeguata al governo della Società.

Una tendenza, questa, a maggior ragione costante per gli uomini che si succedono nella carica di Direttore generale, poi Segretario Generale, la guida operativa della Società. In tal caso si tratta sempre di borghesi delle professioni, avvocati o ingegneri: Giuseppe Henry, Nepomuceno Nuyts, Vincenzo Zerboglio, Pier Luigi Vigitello, Carlo Ravasenga, Stefano Borazzo, Mario Minella.

Sempre con riferimento al primo secolo di vita della Reale Mutua, l’analisi dei principali indicatori economico-finanziari ci restituisce un andamento della Società piuttosto ben delineato, all’insegna di uno sviluppo regolare, senza interruzioni, salvo per pochi anni particolarmente critici.

Il numero delle polizze tende crescere in continuità, con un brillante incremento tra il 1900 e il 1914, per poi rallentare solo verso la fine della Prima guerra mondiale e riprendere negli anni Venti; altrettanto regolare lo sviluppo dei valori assunti in garanzia, segnato da un’impennata durante la guerra e la conseguente svalutazione monetaria, in linea con l’evoluzione dei tre principali fattori dell’andamento industriale: valori assicurati, premi pagati e sinistri risarciti.

Il risparmio annuo, risultante dalla differenza positiva tra entrate e spese, che misura in sostanza l’utile d’impresa, viene realizzato nella quasi totalità degli esercizi, con l’esclusione di soli otto anni nel primo cinquantennio di vita aziendale (1852-1861-1864-1871) e di quattro nel secondo (1890-1919-1920-1921). Nell’intero centennio il totale dei risparmi si attesta sul 17,8 per cento del movimento finanziario complessivo della Società (ovvero circa 97 milioni di lire su 547). Negli ultimi anni del centennio, in particolare, il risparmio si attesta su circa 3 milioni di lire nel difficile quinquennio 1917-1921 per crescere a circa 14 milioni nel successivo quinquennio 1922-1926.

Dei risparmi conseguiti, una parte viene passata alla riserva mentre una parte è restituita ai soci come avviene per tutto il centennio, esclusi solo 17 anni. Questi risparmi restituiti ai soci ammontano in totale a circa 48 milioni di lire, pari all’8,8 per cento del movimento finanziario complessivo della Società, con una media delle percentuali di risparmio sui premi pagati distribuite annualmente ai soci dalla fondazione al 1926 pari al 14,08 per cento.

Sono dati che testimoniano una conduzione d’impresa sostanzialmente lineare e uniforme nel tempo, fondata su criteri di prudenza e stabilità in sintonia con le aspettative dei soci e che garantisce alla Reale Mutua i livelli di solidità e di fiducia necessari per rimanere tanto a lungo sul mercato.