Imprese Longeve


Società Reale Mutua di Assicurazioni: continuità di una tradizione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1828 la Società Reale Mutua di Assicurazioni opera nel settore assicurativo con l’originale profilo mutualistico iniziale. Da piccola compagnia torinese impegnata solo nel ramo incendi è cresciuta alle dimensioni di un Gruppo attivo nei vari rami assicurativi in Italia e all’estero, dimostrando nel lungo periodo una grande capacità di tenuta e d’innovazione senza tradire le sue peculiari radici storiche.

Lo sviluppo di una grande compagnia mutua di assicurazione

All’appuntamento, non mancato, con la forte e inaspettata crescita dell’economia italiana negli anni Cinquanta e primi Sessanta, la Reale Mutua si presenta quindi come una grande impresa assicuratrice, ai vertici del settore in Italia - e con una discreta presenza all’estero - per entità dei flussi finanziari, estensione dei rischi assicurati, ammontare di riserve e patrimonio e organizzazione interna, ma anche per la peculiare fisionomia mutualistica.

La leadership di questa fase è affidata a Gustavo Colonnetti, ingegnere, presidente dal 1951 al 1967, succeduto a Buffa di Perrero, dimissionario per malattia alla fine di una breve presidenza dopo la morte di Garosci. Lo affiancano nella carica di direttore generale Alberto Taccone (1951-1953), Mario Belloni (1953-1958), ambedue ingegneri, e Carlo Romagnoli (1958-1977).

Come con Garosci, anche con Colonnetti, scienziato e ricercatore di valore, presidente del CNR, anch’egli antifascista, democristiano, membro dell’Assemblea Costituente, si apre una stagione fortemente segnata dalla forte personalità del presidente, che mantiene la compagnia attestata sui tradizionali severi criteri nell’acquisizione dei rischi e sull’attento controllo del loro andamento, consentendo una gestione tecnica dai risultati sempre attivi. Già dal 1951 con un utile forte e aumentato nel 1953, la Reale torna in quell’anno - il centoventicinquesimo della sua storia - a distribuire parte dei risparmi ai soci sotto forma di riduzione dei contributi, pur in presenza di una spinta al massimo nell’acquisizione di nuovi rischi. E continua a farlo per tutto il periodo, fino alla crisi del 1973-74, confermando il carattere mutualistico contro la trasformazione in società per azioni, che pure viene proposta al suo interno nel 1952. Un obiettivo, questo, della distribuzione dei risparmi, raggiunto anche per la ricostituzione e il mantenimento di riserve adeguate, riunite in unico fondo di garanzia sempre nel 1953, tramite una politica patrimoniale sempre prudente, segnata dalla preferenza per gli impieghi in immobili (soprattutto a Torino e Milano) fino al termine degli anni Cinquanta e, per contrario, improntata a una propensione per gli investimenti mobiliari (titoli e partecipazioni azionarie) negli anni Sessanta e fino ai primi Settanta, quando torna a manifestarsi l’inflazione.

In questi anni, la Reale Mutua, come conseguenza della crisi del 1963-64, subisce un rallentamento dal 1965, quindi con il tradizionale ritardo dell’industria assicurativa nel risentire l’influenza dei fattori economici generali negativi. Oltre alla congiuntura sfavorevole incide lo squilibrio tra le tariffe, bloccate, e i costi, aumentati per la crescita delle spese generali, dei sinistri e del costo del lavoro. E in tema di lavoro e di relazioni interne, la dirigenza interviene sul versante del ricambio del personale a favore di uomini nuovi, esterni alla compagnia, superando prevenzioni e resistenze, mentre nel 1959 viene abolito il Comitato aziendale tecnico, dopo che, nel 1955, è ripresa concretamente la distribuzione anche ai dipendenti del risparmio netto di esercizio, già formalmente ripristinata, e si avvia la meccanizzazione delle operazioni contabili.