Imprese Longeve


Società Reale Mutua di Assicurazioni: continuità di una tradizione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1828 la Società Reale Mutua di Assicurazioni opera nel settore assicurativo con l’originale profilo mutualistico iniziale. Da piccola compagnia torinese impegnata solo nel ramo incendi è cresciuta alle dimensioni di un Gruppo attivo nei vari rami assicurativi in Italia e all’estero, dimostrando nel lungo periodo una grande capacità di tenuta e d’innovazione senza tradire le sue peculiari radici storiche.

Sempre Reale anche nella Repubblica

Con la Liberazione i vertici della Reale Mutua cambiano: Remo Garosci rientra nella veste di Commissario e poi di Presidente, fino al 1950, affiancato dal nuovo Direttore generale - e antico funzionario della Società - Alberto Bellavita, ragioniere, in carica fino al 1951. Lo hanno preceduto Mario Minella, ingegnere (1924-1932), Stefano Borazzo, avvocato, e Valentino Arangio-Ruiz, ingegnere - direttori amministrativo e tecnico tra il 1932 e il 1939 - ancora Borazzo (1939-1943), e Luigi Quaranta (1943-1945).

La presidenza di Garosci deve misurarsi con il periodo di più grave depressione nella storia della compagnia, nel pieno delle gravi difficoltà economiche e sociali attraversate dall’Italia del dopoguerra. I conti della Reale ne risentono, con perdite fino al 1950, anno del definitivo superamento della crisi, quando si registra un pur modesto avanzo di esercizio. In realtà la compagnia è sana, perché il deficit non deriva dal cattivo andamento della gestione industriale né dall’eccesso di spese generali ma è dovuto alle spese per corrispettivi agli agenti, necessari a ricostruire il portafoglio ridotto a 1/50 del suo valore, ma ricostituito per 3/4 già nel 1948. A fronte della svalutazione monetaria che accelera il normale incremento dei premi e quindi delle riserve, secondo una politica sempre perseguita, si punta a incrementare il patrimonio immobiliare che viene rivalutato per legge e consente di colmare le perdite di esercizio.

Sempre al 1950 può dirsi raggiunto anche l’obiettivo di riorganizzare l’assetto societario in relazione a vari problemi istituzionali e tecnici ancora irrisolti, come la stessa denominazione sociale, conservata malgrado all’interno si solleciti a togliere la denominazione di «Reale», da alcuni ritenuta inopportuna nel nuovo contesto istituzionale repubblicano. Vengono inoltre ricostituiti gli organi amministrativi statutari ma ridefinendo il sistema di elezioni dei delegati componenti l’assemblea generale e i requisiti per le nomine. Inoltre si affronta la delicata questione dei rapporti con il personale, da un lato reintroducendo la partecipazione dei lavoratori ai benefici della gestione sociale e il concorso come meccanismo di selezione, con un piano di risanamento degli organici infoltiti da inserimenti politici, dall’altro limitandosi a costituire un comitato aziendale tecnico consultivo in rappresentanza dei dipendenti e non un consiglio di gestione dai poteri più ampi.

In questa fase di ricostruzione e prima ripresa, che vede impegnato anche un altro esponente azionista di primo piano della Resistenza, l’avvocato Dante Livio Bianco, membro e segretario del Consiglio di amministrazione, la Reale completa il processo avviato negli anni Venti verso il profilo di grande compagnia assicurativa  che copre tutti i rami di attività, come dimostra il calo del ramo incendi, sceso nel 1948 al 30 per cento del totale, dal 100 per cento del 1924. Attraverso una ristrutturazione che taglia rami secchi e doppioni, abbandona le attività non assicurative e concentra quelle assicurative nei settori forti, viene definito l’assetto del Gruppo: al centro la Reale Mutua con due affiliate, Reale Riassicurazioni e Reale immobiliare (in sostanza due sezioni specializzate della capogruppo). La Reale controlla un’unica grande compagnia in Italia, l’Istituto Italiano di Previdenza (dove si concentra il portafoglio dell’Ancora italiana, della Savoia e dell’Anonima Vita), e mantiene partecipazioni in alcune compagnie specializzate (Sara, Sici, Trinacria) in Italia e il controllo di due compagnie operanti sul mercato francese e dell’Africa francofona (Afrique française e Partecipation Vie).