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Società Reale Mutua di Assicurazioni: continuità di una tradizione

DI PARIDE RUGAFIORI

 

Dal 1828 la Società Reale Mutua di Assicurazioni opera nel settore assicurativo con l’originale profilo mutualistico iniziale. Da piccola compagnia torinese impegnata solo nel ramo incendi è cresciuta alle dimensioni di un Gruppo attivo nei vari rami assicurativi in Italia e all’estero, dimostrando nel lungo periodo una grande capacità di tenuta e d’innovazione senza tradire le sue peculiari radici storiche.

Aspetti e problemi della crescita tra Unità e Prima guerra mondiale

Nel 1885 si procede all’adozione di un nuovo Statuto sociale per uniformarne le disposizioni al Codice di commercio del 1882. Il numero dei consiglieri generali aumenta a 140, per una durata in carica non più illimitata ma decennale; la Giunta assume le funzioni specifiche conferite per legge ai sindaci delle società; il numero dei consiglieri di amministrazione è elevato da otto a dieci e con una figura giuridica meglio definita in termini di responsabilità personale, mentre si indicano criteri precisi al fine di stabilire anno per anno l’ammontare del fondo di riserva. Viene anche approvato un nuovo ruolo organico degli impiegati, assunti solo dietro regolare prova d’esame fin dal 1844.

Questa revisione dello Statuto del 1884-85 s’inserisce in un periodo, corrispondente agli anni Ottanta, ricco di studi interni alla Società per approfondire vari problemi tecnici e strategici e trovare soluzioni tese a innovare i comportamenti aziendali e a migliorare i risultati finanziari.

Un problema centrale, certo non inedito ma ancora dibattuto a lungo in seno alla Reale Mutua con decisioni difformi e dagli esiti altalenanti, consiste nella riassicurazione dei rischi assunti in assicurazione tramite contratti («trattati») con altri assicuratori, di regola specializzati.

La pratica della riassicurazione viene adottata dalla Reale a partire dai primi trattati stipulati nel 1856 con le Generali (allora Compagnia-Austro-Italica di Assicurazioni) e con la Riunione Adriatica, non senza attriti che portano a contattare varie compagnie francesi e a firmare trattati con la Caisse Gènèrale de Réassurances e con la Réassurance, pronte nel sostituirsi alle due compagnie italiane. Ai trattati con le società francesi negli anni Settanta se ne affiancano altri con numerose compagnie italiane e straniere, anche per l’esito insoddisfacente del contratto unico stipulato nel 1873 con la torinese Compagnia Italiana di Riassicurazione. In realtà, i rapporti con le compagnie riassicuratrici non sono privi d’inconvenienti, soprattutto nelle annate sfavorevoli, quando i riassicuratori impongono condizioni gravose, ritenute inaccettabili dalla Reale, che sembra non ricavare alcun vantaggio effettivo. Non a caso si fa strada un atteggiamento favorevole ad abbandonare la riassicurazione, sebbene la decisione in tal senso venga assunta solo nel 1902, con la contemporanea costituzione di un fondo speciale, da reintegrare via via, cui ricorrere per migliorare le risultanze di bilancio sfavorevoli e mantenere una costanza nei risultati attivi e nella distribuzione dei risparmi annuali ai soci. Ma, per contrario, l’abbandono di ogni riassicurazione porta all’adozione del criterio di partecipare molto modestamente e con grande prudenza nell’assunzione dei rischi di qualche importanza offerti dal mercato, proprio quando, nel primo quindicennio del Novecento, l’incremento degli affari sociali assume un andamento particolarmente favorevole.

Di conseguenza, nel 1916, viene deliberato di adottare la forma della riassicurazione interna, per cui la parte dei rischi riassicurata è assunta dalla Società stessa e con la garanzia di un fondo appositamente stanziato. Un sistema, questo, praticato per alcuni anni senza problemi ma rivelatosi a sua volta insufficiente a causa della forte crescita dei valori offerti in garanzia alla Società come effetto non solo dell’aumento dimensionale dei beni industriali e commerciali assicurati ma anche della progressiva svalutazione monetaria al termine della guerra mondiale.

Superato il difficile periodo bellico, quando la Reale sottoscrive i vari prestiti nazionali e aiuta in vario modo le opere assistenziali a favore di combattenti, invalidi, prigionieri e delle loro famiglie, anche collaborando attivamente con la Croce Rossa, nell’immediato dopoguerra si apre una fase incerta, segnata dalla proliferazione degli incendi, ritenuti in larga parte dolosi e attribuiti all’esasperato conflitto sociale, tra il 1919 e il 1921.